lunedì 20 luglio 2009

Cartoni animati Marvel su K2

Mentre ormai è quasi ufficiale l’edizione in DVD in italiano dei tanti pregevoli film di animazione dedicati ai personaggi della Marvel prodotti di recente dalla LionsGate, ho scoperto da un paio di settimane che anche in TV non mancano i cartoni animati sui super-eroi creati da Stan Lee. L’emittente Kids 2, disponibile gratuitamente su digitale terrestre e meglio conosciuta come K2, infatti, dedica buona parte del suo palinsesto proprio alle serie animate che hanno come protagonisti gli eroi della “Casa delle Idee”.

Animazione: Spider-Man and His Amazing Friends

Tutti i giorni alle 20:30 viene trasmessa una puntata della classica serie "Spider-Man and his Amazing Friends", in cui
l'Uomo Ragno vive le sue avventure in compagnia dei mutanti Iceman e Firestar. La serie è stata distribuita negli Stati Uniti dal 1981 al 1983 dalla NBC e, sebbene sia tarata su un pubblico infantile, anche a distanza di anni riesce a mantenere la sua genuinità e freschezza, strappando più di un sorriso per le sue trovate. Attorno alle 21:20, poi, è il turno di "X-Men: The Animated Series", una delle più recenti serie dedicate agli eroi mutanti, prodotta nel 1992 dalla FOX, che di certo non brilla per la fluidità delle sue animazioni, ma presenta in ogni puntata numerose “guest star” e prova a ricostruire, sebbene in maniera molto compressa ed adattata al mezzo, le tappe più salienti del complesso ed affascinante affresco mutante.

Ma il momento clou è sicuramente il fine settimana, in cui tutta la programmazione serale è dedicata ai super-heroes. Lo spettacolo si svolge Sabato e Domenica e inizia alle 19:45, partendo nuovamente con gli “Uomini X”, seguiti a ruota dalla storica “The Amazing Spider-Man” prodotta dalla FOX nel 1981. Anche lo stile di questa incarnazione a cartoni animati del Ragno è semplice e lineare, perfetta per istruire e formare la nuova generazione di “veri credenti”, così come ha fatto sin dai tempi della sua prima messa in onda. Subito dopo è il turno di una produzione più recente e leggermente più “adulta”, ovvero la serie dedicata a “The Avengers – United they stand”. Distribuita fra la fine 1999 e gli inizi 2000 dalla 20th Century Fox, vanta un’animazione più moderna e l’utilizzo di elementi generati e gestiti con l’ausilio della computer grafica. L’atmosfera di fondo è leggermente più fantascientifica rispetto a quella che si respira nei fumetti e i personaggi sono interpretati in chiave tecnologica, elemento che si riflette anche nei loro costumi e nel design delle loro attrezzature. Ma anche questa volta vengono messi in mostra numerosi elementi e storyline che provengono direttamente dell’universo a fumetti.
Successivamente ci troviamo di fronte alla serie NBC del 1982 dedicata a “The Incredible Hulk”, realizzata con un’animazione “povera”, ma dal discreto risultato finale, e alla fin fine simpatica nella sua infantile linearità. Ma, come al solito, il meglio arriva alla fine...

Animazione: Avengers - United they stand

La doppia serata con i super-eroi Marvel, infatti, si chiude con il cartone animato di “Silver Surfer” prodotto dalla FOX nel 1998. A differenza degli altri cartoon, che si rivelano datati e/o destinati esclusivamente ad un pubblico di bambini, questa serie è davvero un buon prodotto. Le sceneggiature riprendono l’aurea nostalgica e tormentata del fumetto originale di Stan Lee e John Buscema, recependone gli spunti più importanti. Norrin Radd resta sempre un’anima maledetta, che vaga nelle profondità dello spazio alla ricerca della sua amata Shalla Ball e del suo pianeta natio, quel Zenn-La che ha deciso di salvare, sacrificando la sua stessa esistenza trasformandosi nell’araldo di Galactus, il Divoratore di Mondo. Il cartoon esplora in pieno il lato cosmico della Marvel, presentando numerosi personaggi cari a tutti gli appassionati, da Warlock ai Kree, passando per l'Osservatore, sino ad arrivare agli Skrull ed a Thanos. Il design dei personaggi e degli ambienti è di tipico stampo kirbyano e rende la serie un vero e proprio esempio di “Marvel style” a cartoni animati. Il tutto è impreziosito da oculati inserimenti di materiale in computer grafica, che si amalgamano perfettamente all’animazione tradizionale e rendono ancora più affascinanti le energie planetarie e le astronavi, esaltando al momento opportuno l’aspetto tecnologico degli ambienti e di alcune figure.

Se ti capiterà di passare una serata a casa nel corso del weekend, ti consiglio di dare un’occhiata a questi cartoon, specialmente se, come me, li attendevi intensamente quando eri bambino ed hai voglia di fare un salto nel passato, meravigliandoti e divertendoti della loro semplice genuinità. Ma sono molto contento di riuscire già a presentarti nella seguente playlist il cartoon “The origin of the Silver Surfer”, primo episodio in lingua originale della più interessante fra le varie animated series Marvel programmate su K2. E chiudo segnalando che tutti i 13 episodi della serie "Silver Surfer" in originale sono disponibili sul canale YouTube dell’utente RichardJ17, insieme a tutte le puntate della serie dei Vendicatori.



giovedì 9 luglio 2009

Rai 4, terapia antizapping

Dopo decenni di fedele militanza e teledipendenza, da qualche anno a questa parte ormai avevo smesso di seguire l’abituale programmazione televisiva. Al di là di telegiornali, eventi sportivi e serie TV, i palinsesti tipici delle reti nazionali non proponevano quasi nulla che fosse di mio gradimento. Essenzialmente mi trovavo bombardato a qualsiasi ora da pubblicità indegne e da desolanti esempi di “TV spazzatura”, quella piena zeppa di ignoranza, volgarità, veline, tronisti, reality shows, (finta) sofferenza ostentata, (vera) sofferenza sfruttata senza etica e tante altre brutture di questo genere. Per fortuna ci sono sempre stati MTV ed All Music a risollevare l’ansia da telecomando, ma col tanto strombazzato avvento del segnale digitale terrestre sono arrivati sul serio altri canali decisamente interessanti. Fra tutti questi spicca Rai 4, ovvero… almeno per me… “il piacere di tornare a guardare la TV”!

TV : Rai 4

Il quarto canale della Rai, infatti, sembra assolutamente tarato sulle mie esigenze. Azzardo sia addirittura sintonizzato sulle frequenze di un’intera “generazione” (ma ho proprio voluto esagerare). La pubblicità è pochissima, spesso è composta dalle poco invadenti autopromozioni interne, ed è sempre inserita al momento opportuno. Alcune trasmissioni, come “
Sugo” (condotta da Carolina Di Domenico, con numerosi inviati molto simpatici e divertenti) o “Vite Re@li” (condotta da Francesca Romana Ronchi), sono davvero godibili e si dimostrano molto attente alla realtà di una società in quotidiana evoluzione. I film proposti sono di tutti i generi e per tutti i gusti, vengono interrotti da spot solo fra primo e secondo tempo, e la loro visione, anche “a scatola chiusa”, al di là di rivedere una sfilza di veri “cult movies”, mi ha permesso di scoprire pellicole che in alcune occasioni si sono rivelate davvero speciali (un nome su tutti: il favoloso, ma poco conosciuto, “Intacto” di Juan Carlos Fresnadillo).

Ma la parte del leone la fanno le serie televisive, una delle forme di intrattenimento e comunicazione che preferisco da sempre. L’offerta è davvero vasta e variegata. C’è anche qualche bel titolo “flop” davvero trascurabile, a dire il vero, ma meglio parlare di cosa c’è di buono ed interessante. Innanzitutto le TV series in qualche maniera legate alla firma del grande JJ Abrams in veste di creatore, autore o produttore, presentate in maniera davvero originale ed oculata, tanto che per numerose settimane ho ribattezzato il martedi “la serata col mio amico JJ”. Ad aprire le danze in prima serata, infatti, era “Brothers & Sisters”, poi era il turno di “Six degrees”, dopodiché arrivava anche “What about Brian”, per concludere a notte fonda con la splendida “Alias”, forse la migliore produzione di Abrams. E avrò sicuramente modo di parlare meglio della prima, simpatica commedia interpretata anche dalla mia adorata Callista Flockhart, ma specialmente della quarta, favolosa serie d’azione che vede come protagonista l’agente segreto Sidney Bristol, impersonata dalla grande Jennifer Garner. Anche perché mi ha appassionato a tal punto, che mi sono deciso a iniziare presto la visione integrale di tutte le sue stagioni in DVD!



Terminato il “capitolo Abrams”, le altre "perle" della programmazione serial sono "Numb3ers", intrigante poliziesco incrociato a teorie matematiche prodotto dai fratelli Tony e Ridley Scott, "Millennium", thriller ad alta tensione con venature mistiche creato da Chris Carter, e "Taken", serie prodotta da Steven Spielberg e dedicata ai primi incontri ravvicinati del secondo e terzo tipo, ma specialmente “Angel” e “La leggenda di Bruce Lee”. “Angel” è una creazione del grande
Joss Whedon ed è una costola della fantastica saga di “Buffy, the Vampire Slayer”. Non è ai livelli della serie che l’ha generato e che le ha fatto una “trasfusione” di spunti e personaggi, fra protagonisti e apparizioni speciali, ma si rivela interessante e piacevole. Per la prima volta, oltretutto, viene trasmessa in prima serata, dopo anni di passaggi in assurdi orari notturni. “La leggenda di Bruce Lee”, invece, è stata davvero una bella scoperta. Prima serie televisiva di produzione cinese a sbarcare in occidente, è chiaramente dedicata alla vita ed alle opere del grande maestro di kung-fu e talentuoso artista Bruce Lee. Sotto molti punti di vista, dalla fotografia alla qualità delle immagini, passando per il montaggio e i movimenti di macchina, non è paragonabile alle produzioni statunitensi, ma è comunque una ricostruzione ben riuscita e ben realizzata. Molta attenta nelle ricostruzioni e precisa nei riferimenti “storici”, vanta anche un protagonista che assomiglia in maniera impressionante al personaggio che interpreta, sia dal punto di vista fisico che nelle movenze e tecniche di combattimento. Non male, me la sto gustando tutta, anche attraverso numerose repliche.

E se proprio si vuole trovare un difetto alla programmazione di Rai 4, probabilmente sono proprio le repliche. Il portafogli di titoli evidentemente non è ancora particolarmente ricco, ma tutti i film, i programmi e le serie vengono riproposti con scioltezza e con una certa ripetitività. Ma è un peccato veniale, anche considerata la sua giovane età, per uno spazio finalmente interessante in TV, che si riesce addirittura a vedere senza sentire la necessità di avere il telecomando a portata di mano per cambiare canale. Rai 4, insomma, si rivela una vera e propria “terapia antizapping”, che merita una possibilità anche da chi, come me, si era stancato di vedere la televisione e che merita anche gli auguri, perché il 14 Luglio compirà il suo primo anno di vita: che sia lunga e prospera, ne gioveranno anche gli spettatori!

venerdì 26 giugno 2009

Artificial Kid, il Danno versione cyberpunk

“Numero 47” è un disco cyberpunk. Tostissime basi hip-hop, particolarmente sintetiche e in bilico fra futuro e passato, con sonorità molto moderne che si affiancano a suoni decisamente anni ’80, che sembrano estrapolati dai film di fantascienza del periodo. Le liriche non sono da meno. Testi potenti e ben strutturati, che viaggiano in una direzione ben precisa e seguono il filone della sci-fi di tipo cyberpunk, con utilizzo di terminologia e temi tipici del genere. Musica e parole diventano così un tutt’uno e danno vita ad un disco molto omogeneo e compatto, quasi a creare grazie alla loro alchimia un “universo immaginario” delineato ed autosufficiente.

Musica: Artificial Kid - Numero 47

Il progetto arriva così in maniera davvero forte e diretta a chi ama un determinato tipo di musica rap “anticonvenzionale” ed è anche appassionato di fantascienza. Senza che la cosa sia in qualche maniera “celata”, anzi il contrario, come dimostrano anche le varie (e molto gradite) citazioni nei testi di classici del cinema di fantascienza, come “Blade Runner”, Rollerball” o “A scanner darkly”… il film che ha ispirato anche il nome del mio blog e da cui è stato tratto lo stesso brano che ho deciso di usare come “apertura” di questo spazio web. Una coincidenza neppure tanto strana, visto quanto è bello. Ma la voglia di aderire ad un preciso movimento, comunque, è chiara anche senza ascoltare il CD, dato che la sua stessa confezione dice già molto. Un prodotto impostato con scelte grafiche ben precise e un book zeppo di belle illustrazioni “di genere”, che partono dai capisaldi imposti dalla rivista francese “Metal Hurlant”, ma poi si lasciano contaminare dagli stili delle scuole sud-americana e giapponese. Sembra anche che il progetto voglia andare al di là del campo musicale, proiettandosi su più scenari e dando vita ad una serie di "costole" in altri settore della comunicazione.

Musica: Artificial Kid

L’idea è davvero interessante e credo sia il caso di citare tutti i suoi autori. L’aspetto grafico è opera di Champa (character e graphic concept) e di Francesco “Paura” Curci (graphic design e logotype). La produzione musicale è realizzata da StabbyoBoy e Craim. Last, but not least, la voce e autore dei testi… il Danno, anche conosciuto come Simone Eleutieri… di cui ho già avuto modo di parlare, definendolo “il miglior MC italiano”… Anche questa prova riconferma il suo dominio. Testi oscuri, "ribelli" e densi di significato, che sono capaci di evocare e rendere visibili e credibili scenari apocalittici assolutamente inusuali per la scena musicale, specialmente italiana. Liriche che usano alla perfezione la caratteristica basilare del genere SF: lanciare una visione verso un ipotetico futuro, per dare in realtà uno sguardo disilluso e concreto al nostro presente, esaltato sotto la lente deformante e abbagliante della fantascienza. Il Danno, dunque, conserva come al solito la sua capacità di scrivere ottimi testi, ma per l’occasione modifica il suo nome in Artificial Kid, così come modifica leggermente il suo stile ed il suo approccio alle rime. L’abituale scioltezza in alcuni pezzi viene volutamente sostituita da un incastro più “meccanico”, quasi da “lavoro in pelle sintetica”, attraverso un rap più secco del solito e davvero asciugato di qualsiasi orpello. Forse dire che Artificial Kid sia il Danno 2.0 è esagerato, ma credo che possa rendere l’idea e incuriosire a sufficienza chiunque lo conosca già e voglia confrontarsi con questa sua nuova incarnazione.

Dopo aver segnalato il website ufficiale di Artificial Kid, inserisco di seguito un “video” rilasciato per lanciare “Il sistema”, traccia d’apertura di “Numero 47”, che probabilmente è anche il mio pezzo preferito del CD e di cui ho dunque deciso di pubblicare più in basso anche il testo integrale.



"E il sistema non gradisce intrusi,
il sistema sa come si fa e partorisce figli già con gli occhi chiusi.
Lastrica le vite di metallo e plastica,
ci mastica, per risputarci fuori coi circuiti fusi.
In uno stato di perenne incubazione,
la grande madre controlla la popolazione.
Ci tiene sotto stretta ibernazione,
con una pistola puntata in testa in nome dell'evoluzione.
Ah, il sistema detta legge, ci dirige ci protegge da noi stessi,
alza muri spessi un metro e li sorregge,
ci guida come pecore nel gregge,
ci rende spettatori, prevede i nostri errori e li corregge.
Il sistema è industria, azienda, informazione.
E vuole risultati senza la minima emozione,
la perfezione da raggiungere a ogni prezzo,
il sistema è il fine ed è pronto a usare ogni mezzo.
Il sistema sa, stabilisce ogni necessità,
alza altari per la nascita di nuove civiltà
mosse da una volontà unica,
un grande cuore freddo di titanio sotto una membrana umida.
Il sistema dà piacere e lo tramuta in dipendenza,
in cambio chiede solo l'assoluta obbedienza,
blocca e demolisce ogni interferenza,
mentre alza torri in nome del progresso e della scienza.
Gelido chirurgo, calcola ogni numero,
terapia d'urto per il piano di recupero.
In questa caccia all'uomo su scala globale

questo è l'ultimo passo, questo è l'atto finale."

domenica 14 giugno 2009

Scaricare e trasformare video da YouTube

Di recente ho completato l'acquisto del nuovo televisore a schermo piatto con un'altra chiccha tecnologica, un lettore DVX della Magnavox dotato di porta USB, per vedere su grande schermo qualsiasi contenuto senza dover stare a masterizzare DVD e via dicendo, ma semplicemente copiando i dati su una penna USB e lasciando che la macchina estragga i dati direttamente da questo supporto. Una vera svolta, sotto tutti i punti di vista, che mi ha anche portato a fare qualche esperimento di video editing (a breve le mie prime sortite nel settore...) e di manipolazione di filmati.
Internet: YouTube

La rete, come al solito, è una fonte praticamente inesauribile di strumenti e materiali e parlando di "video su Internet" la risorsa principale è il mitico YouTube. Questa piattaforma ha letteralmente rivoluzionato il modo di pensare la condivisione e la fruizione on line di video, diventando in breve tempo non solo uno dei siti più noti, visitati e utilizzati del pianeta, ma specialmente un archivio sconfinato di contenuti. Sul "Tubo", infatti, è possibile trovare di tutto: da video amatoriali a trailer dei film, da programmi di informazione a produzioni indipendenti pensate appositamente per questo veicolo, passando naturalmente per la condivisione di estratti da pellicole, eventi sportivi, trasmissioni televisive, cartoni animati, serial e tutto quanto sia abitualmente trasmesso in TV o al cinema. E’ dunque scattato in maniera quasi automatica il desiderio di sperimentare e darmi da fare proprio utilizzando questa inesauribile fonte. Ma come fare, in pratica, per scaricare i video di YouTube e poi convertirli in maniera efficace per editarli o vederli sulla mia nuova TV nello splendore dei 16:9? Sono bastate poche ricerche in rete per trovare le semplici e funzionali risposte, che ho pensato adesso di condividere, per aiutare chiunque abbia le mie stesse necessità o voglia semplicemente creare un archivio video sul proprio computer. Anche perché spesso alcuni video on line sono caricati senza averne il permesso e vengono velocemente ritirati, senza più essere disponibili. A meno che non siano stati scaricati in tempo...
Internet: KeepVid
La maniera migliore per scaricare un video condiviso in rete attraverso piattaforme è utilizzare il sistema fornito gratuitamente da KeepVid. L'operazione è semplice. Basta collegarsi a www.youtube.com (ma anche ad altri siti dello stesso tipo), lanciare la ricerca del video cui si è interessati, andare sulla pagina in cui è presentato il video, per poi copiare l'indirizzo della pagina e incollarlo nell’area sensibile "URL" inserita in testa a www.keepvid.com. A quel punto bisogna solo cliccare sul bottone "DOWNLOAD" ed il sistema riporterà come risultato di questa ricerca non uno, ma ben due link da cui scaricare direttamente il file video, nella maniera più canonica (per utenti PC): cliccare sul link con il tasto di destra del mouse e “salvare l’oggetto con nome”. Dal primo collegamento ipertestuale fornito sarà possibile scaricare il file a bassa risoluzione in formato “.flv”, mentre il secondo renderà addirittura disponibile il video ad alta risoluzione con l’appetibile estensione “.mp4”.
Hi-tech: Any Video Converter
Così facendo, però, si avranno “semplicemente” tutti i propri video preferiti disponibili per la visione sul computer. Ma come fare a convertire e trattare i file in maniera da manipolarli con un programma di editing video o vederli su palmare e/o in TV attraverso un lettore DVX? Anche queste imprese non sono affatto difficili e a venire in soccorso ci sono numerosi software scaricabili gratuitamente, fra cui ho testato e selezionato per questo post quello che mi sembra il più completo e funzionale. Mi riferisco ad Any Video Converter, di cui si può lanciare il free download all’indirizzo http://www.any-video-converter.com/products/for_video_free/. Il programma si installa automaticamente e occupa pochissimo spazio in memoria, ma offre l’opportunità di trasformare a proprio piacimento il formato e l’estensione di qualsiasi tipo di file video. E il discorso naturalmente è valido non solo per i file “.flv” o “.mp4” scaricati da YouTube, ma davvero per qualunque tipo di traccia, che sia “.avi”, “.mpg”, “.wmv” e via dicendo. Si riesce a lavorare davvero su qualsiasi aspetto del file prodotto dalla conversione, al di là dell’estensione o della dimensione, settando a piacimento la codifica del video, i suoi bitrate e framerate, avendo la possibilità di lavorare anche sull’audio. Così facendo si possono trasformare i filmati adattandoli alle proprie esigenze, che si voglia fruire del prodotto su un “pocket PC” (come un palmare o un lettore video) o su un mega schermo. Dopo numerosi tentativi, direi proprio che per ottimizzare i risultati di un video in formato ridotto, la soluzione migliore è convertire in un file “.wmv” dimensionato a 320x240 pixel. Per visione su grande schermo nella magia del widescreen, invece, i risultati migliori li offre il formato 480x272 pixel con estensione “.avi”, ricordando di impostare il video codec in xvid, per rendere il risultato compatibile a qualsiasi lettore DVX.
L’interfaccia è intuitivo e in teoria darebbe la possibilità di scaricare e convertire direttamente da YouTube senza il passaggio preventivo su KeepVid, ma il software cerca solo i file a bassa qualità in “.flv”, dunque sconsiglio di procedere in questa maniera. Il programma, in generale, ha solo due pecche: sfornare file leggermente troppo pesanti rispetto alla loro durata e realizzare l’operazione monopolizzando le risorse del sistema e con una certa lentezza. Insomma… una volta lanciata la conversione, meglio rassegnarsi ad aspettare ben più di qualche minuto e attendere che la trasformazione sia compiuta prima di lanciare qualche altro programma.

Di sicuro esistono numerosi altri metodi per scaricare e trasformare video in rete, ma, arrivato alla fine di questo piccolo tutorial, spero proprio di essere riuscito a chiarire che attraverso il triangolo YouTube, KeepVid e Any Video Converter è davvero semplice riuscire a togliersi qualche sfizio nell'archiviazione, fruizione e manipolazione di file video!

venerdì 5 giugno 2009

Musica, quando stai bene in armonia con il mondo

Dopo averti mostrato il più recente "lato hip hop di Macro Beats", con cui mio fratello Marco è tornato alle origini ed al suo primo amore musicale, adesso è arrivato nuovamente il momento di associare il "marchio" Macro Marco alle sonorità più tipicamente reggae che lo stanno rendendo famoso.

Musica: Macro Marco, Gioman e Killacat

Ad offrirmene l'occasione è l'uscita del nuovo CD di Gioman e Killacat, intitolato "Block Notes". Anche questo lavoro dei "dance hall soldiers" catanzaresi, infatti, è prodotto dall'etichetta di mio fratello e spicca immediatamente nel panorama delle uscite reggae nostrane per originalità e qualità. Questa unione di forze totalmente calabre, infatti, ha dato vita ad un'alchimia molto particolare, che si concretizza in sedici pezzi potenti e trascinanti. Gioman e Killacat si trovano a loro agio sulle tutte le basi ed i diversi ritmi, ci viaggiano sopra in maniera molto naturale e fluida. Le voci dei due cantanti, molto diverse fra loro, riescono ad esplorare tutte le sfaccettature del genere, compensandosi e completandosi a vicenda. I testi interessanti e le metriche sempre calibrate, inoltre, si fondono alla musica in un messaggio sonoro denso e convincente, che sicuramente si farà presto ascoltare e ballare nelle serate di tutta Italia.


Il primo singolo estratto dal disco è "Musica", una trascinante e ritmata dichiarazione d'amore nei confronti di quella forma d'arte senza cui la vita di tutti noi sarebbe molto più povera e triste. Propongo di seguito proprio il video ufficiale di questa canzone, in rotazione già da tempo in rete e su "All Music", che mostra una "musicale" passeggiata nello storico quartiere San Lorenzo di Roma e vede la divertita e divertente partecipazione speciale dell'attore Andrea Rivera.


domenica 31 maggio 2009

"Stella": la fiducia secondo Salvatores

"PerFiducia" è un progetto cinematografico promosso da Intesa Sanpaolo "nell'intento di raccontare le forze positive e vitali che animano il nostro Paese". Per riuscire in questa interessante finalità, sono stati chiamati a realizzare tre cortometraggi alcuni fra i più importanti registi italiani contemporanei: Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino. Ciascun director ha interpretato il tema della fiducia, della possibilità di riuscire a superare i momenti difficili anche grazie all'aiuto del nostro prossimo, filtrandolo attraverso il suo stile e la propria personalità, dando così vita a tre brevi film davvero molto diversi fra loro.

Cinema: Stella

Quello che mi ha colpito di più è sicuramente "Stella" di Gabriele Salvatores. Il regista premio Oscar riversa in questo corto tutti gli elementi tipici della sua cinematografia, sia per quel che concerne le atmosfere e le suggestioni, che per le scelte tecniche di fotografia, montaggio e movimenti di macchina. La storia, interpretata da Tania Garibba e Roberta Rovelli, è intensa e toccante. Il regista la racconta in maniera poetica e raffinata, riuscendo a catalizzare l'attenzione ed a stupire, grazie ad una costruzione molto attenta dei particolari e delle sfumature, in un crescendo capace di ribaltare sul finale tutte le carte in tavola. "Stella" è un vero e proprio concentrato dell'idea che Gabriele Salvatores ha del cinema ed è un piccolo gioiello da ammirare e studiare. Dunque nella playlist sottostante ho pensato di raccogliere non solo lo splendido cortometraggio in versione integrale, ma anche il backstage della pellicola, che permette di capire meglio cosa c'è dietro alla genesi di un piccolo capolavoro.

domenica 24 maggio 2009

Abbiamo solamente…

Mi è già capitato in passato di presentarti i lavori di mio fratello Marco, meglio conosciuto sulla scena reggae ed hip hop italiana ed europea come Macro Marco. Negli ultimi tempi molti dei suoi progetti e delle sue idee hanno preso concretamente forma in una serie di produzioni già disponibili e che stanno riscuotendo un interessante successo. Per provare a “mettere ordine” nella mole di tutto questo materiale distribuito quasi in contemporanea, pubblico oggi il primo dei miei “aggiornamenti Macro Beats”, ad uso e consumo di chi segue abitualmente il blog, ma anche di chi scoprirà il mio spazio web proprio andando alla ricerca di informazioni su queste novità musicali.

Musica: Ghemon e Macro Marco

Inizio in ordine cronologico, pubblicando il video di “Abbiamo solamente”, il primo estratto dall’album “E poi, all’improvviso, impazzire” di Ghemon & The Love 4tet. Un disco che sfoggia la bellezza di 21 tracce, in cui Ghemon si dimostra sempre capace di scrivere bei testi e viaggiare sui differenti beat in maniera eclettica, con un stile personale e già ben riconoscibile, ma al tempo stesso capace di creare atmosfere e contesti diversi. Un disco fatto di belle basi e bei testi, scritti e cantati da un ottimo autore, che piacerà sicuramente a tutti gli amanti del buon rap italiano, con alcuni pezzi particolarmente radiofonici ed orecchiabili, che potrebbero riuscire a sorpassare i confini del panorama indy e del pubblico di genere, per proiettarsi su una scena molto più ampia.


“Abbiamo solamente” è sicuramente uno di questi, anche grazie al traino generato dall’omonimo videoclip presentato più in basso, realizzato da Martina Di Tommaso e Dario Di Mella, autori di una sorta di trilogia che andrò a completare nelle prossime settimane. Ma se non vuoi aspettare i miei update "col contagocce" e se ancora non li hai visti nemmeno in TV in rotazione sempre più costante su “All Music”, puoi andare direttamente sul canale ufficiale di Macro Beats su YouTube, in cui sono sempre disponibili in anteprima tutti i contenuti video legati in qualche modo all’etichetta.



domenica 17 maggio 2009

Un chiodo nel cervello

Dalla puntata di “Parla con me”, la trasmissione condotta da Serena Dandini, andata in onda su Rai Due nella giornata di Martedi 12 Maggio, ecco “Il dolore è una droga…" di Ascanio Celestini, un video che ha bisogno di pochi commenti. Un monologo agrodolce, divertente ed al tempo stesso amaro, raffinato e denso di contenuti. Un pezzo da vedere con attenzione e su cui fermarsi a riflettere, perché “sbatte in faccia” in maniera surreale ed allegorica tutta una serie di verità scomode che si incrociano e si sovrappongono, collegando fra loro con estrema arguzia e sensibilità problematiche che ad un’analisi superficiale potrebbero non sembrare interconnesse fra loro. Ci sarebbe molto da dire sull’eclettico autore al centro di questo aggiornamento e probabilmente lo farò a breve, quando avrò terminato di leggere il suo ultimo libro, “Lotta di classe”, ma, almeno per una volta, voglio essere breve e lasciarti immediatamente alla visione di questo gioiello, nella speranza che sempre meno persone al mondo si ritrovino a non fregarsene di niente e di nessuno perché hanno “un chiodo nel cervello”...

PS: riesco a presentare questo video grazie allo splendido canale ufficiale su YouTube della RAI, in cui la TV di stato mette gratuitamente a disposizione degli utenti una marea di contenuti davvero interessanti, estrapolati da tutta la sua programmazione. Da visitare periodicamente, alla scoperta di tutte le “chicche” selezionate da “mamma RAI” per il popolo del web!

domenica 10 maggio 2009

Blade e la Casa di Chthon

Qualche giorno fa ho finito di vedere la serie televisiva dedicata a “Blade”. Il personaggio creato da Marv Wolfman per i fumetti della Marvel agli inizi degli anni ’70 è tecnicamente parlando un “diurno”. Quando una donna incinta viene “corrotta” dal morso di un vampiro, ma da alla luce suo figlio mentre ancora la sua trasformazione non è completa, nasce un essere in bilico fra gli essere umani ed i vampiri. Un ibrido che possiede tutti i poteri degli immortali, ma ha ancora un’anima e non è afflitto dalle loro debolezze. Dunque è dotato di forza sovraumana, sensi sviluppati all’inverosimile e della capacità di guarire da qualsiasi ferita, ma non teme l’aglio, l’argento e specialmente la luce del sole. Al tempo stesso, però, anche questi rarissimi “punti di congiunzione” fra le due specie sono divorati dalla “sete”, la necessità di nutrirsi di sangue umano per sopravvivere. Come detto poco fa, Blade è un diurno ed ha deciso di dedicare la sua vita ad una missione: cacciare e uccidere qualsiasi vampiro, servendosi di una fitta rete di informatori e aiutanti, per vendicare la morte di sua madre e liberare il mondo da questa oscura piaga. Per resistere alla “sete”, il cacciatore si inietta periodicamente un siero speciale, che gli consente di liberarsi di questo suo ultimo retaggio vampiresco e lo affranca dalla necessità di cibarsi di sangue, ma lo rende una sorta di “tossico”, dipendente dall’assunzione del sostituto chimico.

Serial TV: Blade

Blade è un personaggio che è già riuscito a superare i confini dell’industria del fumetto e proiettarsi a livello multimediale su un piano molto più vasto, dato che ha generato dal 1998 al 2004 una saga di tre film, in cui il ruolo del protagonista è stato interpretato dall’icona Wesley Snipes. La serie televisiva nasce e si ambienta proprio dopo l’ultimo capitolo della trilogia, riprendendo dai film numerosi elementi e caratteristiche. Alla fine della pellicola intitolata "Trinity", infatti, Blade riesce a liberare un virus che dovrebbe portare all’estinzione della stirpe di Dracula. Ma sembra proprio che non abbia funzionato secondo quanto promesso, perché nel pilot della serie, in cui viene citato spesso il suo predecessore per il grande schermo, troviamo ancora il diurno alla caccia dei tanti vampiri sopravvissuti all’arma chimica. Ora più che mai, la comunità dei vampiri è impostata su una sorta di “scala alimentare gerarchica” ed è divisa in diverse “casate”. Ciascuna di esse è presieduta dai pochi “puro sangue” sopravvissuti, esseri che sono nati vampiri e che estendono il loro dominio di terrore affidandosi ai “vampiri di seconda generazione” che hanno morso e trasformato. Questi ultimi, a loro volta, operano sul territorio ed alla luce del sole, letteralmente parlando, attraverso i loro “famili”, normali esseri umani che servono ciecamente i loro signori per denaro o sperando di essere un giorno premiati con un morso che li renda immortali. L’attenzione di Blade (adesso interpretato da Kirk "Sticky Fingaz" Jones) è dedicata proprio ad una di queste enclavi, la “Casa di Chthon”, ed in particolare alla sua sede di stanza a Detroit. Sembra che qui il vampiro Marcus Von Sciver, la sua protetta Chase e tutta la loro equipe stiano progettando qualcosa di molto importante: il vaccino “Aurora” che libererà i vampiri da tutte le loro vulnerabilità e… consentirà loro di affrontare anche la luce del giorno. Ma forse la verità non è proprio questa… Chthon ed I suoi adepti, in quello stesso periodo, attirano anche Krista Starr (Jill Wagner), una reduce dalla guerra in Iraq. La morte di suo fratello sembra legata proprio all’organizzazione di Von Sciver ed il soldato inizia ad indagare, ma arriverà troppo vicina alla verità e finirà per essere “vampirizzata”. Ma prima di abbandonarsi completamente alla sua nuova natura e cedere alle tenebre, Krista avrà la fortuna di incontrare Blade, che le insegnerà come controllare la sua “sete” e stringerà con lei un patto di collaborazione: la nuova “vampira buona”, infatti, sarà proprio l’infiltrato di Blade nella casa di Chthon.

Serial TV: Blade, il cast completo

“Blade” per me si è rivelata una (mini) serie televisiva abbastanza interessante. Non è di certo entrata nell'olimpo delle mie favorite, ma è comunque un “action thriller” oscuro e movimentato, in cui viene anche tentato un interessante mix di generi diversi. All’aspetto fantastico, infatti, è affiancato un trattamento da poliziesco, in cui i nemici sono sì vampiri, che possono essere sconfitti solo dopo cruente battaglie e si polverizzano sotto i colpi di Blade, ma agiscono come organizzazioni criminali ben strutturate. Lo scopo resta sempre quello di nutrirsi di sangue umano e imporre il dominio della loro specie, ma tutto viene organizzato e gestito dietro ad una patina di “normalità in doppio petto”, con società “pulite” e rispettate, magari anche quotate in borsa, dietro cui celarsi. La tensione è alta per tutta la serie e la trama viene portata a compimento in maniera precisa e puntuale, senza “cadute di tono” o momenti di stanca. I vari personaggi sono ben delineati e compiono un processo di maturazione molto naturale e ben strutturato. Anche le scene d’azione e gli effetti speciali sono di tutto rispetto, con sequenze spettacolari e tecnicamente ben realizzate, specialmente negli scontri corpo a corpo fra Blade e le sue nemesi. Sebbene non sia un capolavoro, la serie si fa vedere in maniera piacevole e alla fine di ogni episodio lascia quella strana curiosità di voler subito sapere cosa succederà nella puntata successiva. L’unica grande pecca del prodotto è la fotografia, davvero di scarsa qualità. Nella ricerca di atmosfere particolarmente oscure e dark, purtroppo le luci sono sempre troppo basse e le scene non vengono nemmeno supportate da tonalità fredde, che ne avrebbero migliorato la fruizione senza snaturarle. Questa scelta "ad oltranza" porta con se scene a tratti incomprensibile, con ambienti “illuminati” talmente poco e talmente male da costringere lo spettatore a provare ad “intuire” cosa stia succedendo, invece che vederlo.

Serial TV: Blade - The series

E forse è proprio questa pecca ad aver limitato il successo di “Blade” in TV. La serie televisiva, infatti, è composta da un pilot doppio e da undici episodi, che ormai è possibile trovare raccolti in un cofanetto DVD, ma non ha mai dato vita ad un seguito, come invece si poteva sperare, visti i presupposti e la trilogia filmica di successo alle sue spalle. La produzione, oltretutto, era stata affidata dal canale via cavo Spike TV proprio alla New Line Television, divisione per il piccolo schermo dello stesso studio che aveva già curato i tre film. Anche a livello di script erano stati chiamati lo sceneggiatore David Goyer, autore di tutti i tre capitoli per il cinema, e Geoff Johns, uno dei più importanti scrittori di fumetti super-eroistici del momento. Il duo ha svolto bene il proprio compito, ma forse ha contribuito al non grande successo della produzione con alcune scelte, condizionate dai pochi episodi a disposizione e dalla natura ibrida del prodotto, volutamente in bilico tra fantastico e poliziesco. Nella serie, infatti, vengono introdotti numerosi elementi narrativi legati alla storyline principale, che finiscono quasi per totalizzare la scena ed “esaurire” il tempo a disposizione. Ma forse si è dimenticato che il successo dei polizieschi sta anche nel riuscire a creare di volta in volta puntate che siano godibili in maniera a se stante, episodi quasi “autoconclusivi”, possibili da estrapolare dalla “continuity” di fondo. Gli autori ci riescono solo in un paio di occasioni e così forse finiscono per “condannare” il “progetto televisivo Blade” a diventare quasi un (godibilissimo) “film extra lungo” piuttosto che un prodotto seriale di successo.


domenica 19 aprile 2009

Il Fattore X

Questa sera su Rai Uno verrà trasmessa in “prime time” la puntata finale del talent show “XFactor”, una gara canora televisiva fra nuove proposte, in cui il “fattore x” dovrebbe essere identificato nel talento musicale e nella capacità scenica di “stare sul palco”. Questa è la seconda edizione del programma, che al suo primo anno è riuscito a lanciare sul mercato Giusy Ferreri, interprete del brano tormentone “Non ti scordar mai di me”. Ma il suo successo, “forse” spinto anche dalla preziosa produzione di "un certo" Tiziano Ferro (questo nome non mi è nuovo...), si è dimostrato più duraturo di una semplice “infatuazione televisiva” e dall’album della cantante sono stati estratti anche altri singoli molto passati dalle radio. E la storia della Ferreri al primo “XFactor” non è stata neppure delle più lineari e vincenti: ripescata solo in una session di provini successiva all’inizio del programma, è riuscita ad arrivare in finale, ma non ha vinto. Non ho visto praticamente nulla della prima edizione, ma i suoi risultati, specialmente la capacità di segnalare dal nulla una voce così particolare, mi hanno spinto a seguire con curiosità la puntata inaugurale della nuova serie. E devo ammettere di essermi decisamente appassionato al contesto musicale del programma ed all’avventura vissuta dai concorrenti.

TV: XFactor

La struttura di questo format internazionale è semplice e divertente. Dopo una marea di provini (si parla addirittura di circa 30.000 audizioni) vengono selezionate due dozzine di cantanti, che sono divisi in tre categorie (under 25, gruppi e over 25), entrano in una sorta di “laboratorio musicale” e per una settimana vengono preparati dai loro vocal couch a interpretare i brani con cui si esibiranno live durante lo show settimanale in diretta. Dopodiché sta al pubblico da casa premiare tramite telefonate e sms i propri concorrenti preferiti: i due meno votati vanno al ballottaggio finale, in cui sono i tre giudici a decidere chi “salvare” fra i due. In palio, un contratto discografico di ben 300.000 € con una major, ma anche la possibilità di mettersi in mostra in una vetrina davvero unica. Però chiariamo subito una questione: sebbene il programma sia strutturato come un “reality show”, con il meccanismo “voto / nomination / eliminazione”, un appuntamento settimanale in prima serata ed alcuni “day time” quotidiani, in realtà è tutt’altra cosa. Perché rispetto ai tanti tizi dei reality, che non hanno alcun tipo di merito o qualità particolare, al di là del narcisismo e della capacità di esprimere il nulla cosmico aleggiante nelle loro menti, “XFactor” è una trasmissione che affonda le sue radici in un grande talento specifico, quello musicale, "spettacolare" e canoro, un vero e proprio "dono" che ha benedetto i suoi protagonisti. Che lo dimostrano anche con coreografie, esibizioni unplugged, duetti con ospiti speciali, eventi paralleli e tanto altro, sino all’emozionata presentazione dei loro pezzi inediti nel corso della semifinale. Tutto ciò, comunque, è successo sino alla puntata precedente, dato che il meccanismo della finale non prevede alcuna eliminazione e vedrà esclusivamente le esibizioni e l’elezione del vincitore di questa edizione. E non è l’unica differenza, dato che finora “XFactor” è sempre stato trasmesso su Rai Due, mentre la grande puntata conclusiva di stasera sarà di scena su Rai Uno, anche a premiare il grande successo ottenuto da questa edizione. Ovvero “La musica batte sempre sul Due! Ma anche no… ogni tanto batte sull’Uno”, modulando il “teaser” del simpatico e bravo Francesco Facchinetti, si… proprio “il figlio dei Pooh”… che è molto bravo nel suo ruolo... diciamo pure decisamente meglio come conduttore che come cantante (ma non ci voleva molto).

TV: Simona Ventura, Mara Maionchi e Morgan

Cosa mi ha preso di questo “XFactor”? Essenzialmente la musica, che è totalmente al centro del programma. Tutto gira intorno ad essa e se ne si è appassionati la trasmissione non può che piacere. Anche per scoprire i retroscena di un’esibizione, per capire come vengono preparate le performance, per vedere in che modo nasce e viene portata a termine un’esibizione. Oltretutto, molti dei cantanti selezionati hanno sfoggiato ottime qualità vocali e si sono dimostrati simpatici ed interessanti anche come “personaggi”, sebbene nella loro semplicità di esordienti. Tanto da spingermi a vedere sempre anche la striscia quotidiana su Rai Quattro, per seguire l’assegnazione dei brani, l’analisi delle esibizioni, le prove e tutte le attività legate alla “creazione” di cantanti capaci di salire su un palco, reggere la scena e “affrontare” il pubblico. Sempre senza dimenticare che la vera regina resta e sempre sarà la loro voce. Inizialmente, a dire il vero, ero leggermente indisposto dall’atteggiamento litigioso ed aggressivo dei tre giudici / allenatori, chiamati a rappresentare le diverse anime del panorama musicale moderno: la produttrice Mara Maionchi, il musicista Morgan e la conduttrice televisiva Simona Ventura. Credo che fosse tutto debitamente studiato a tavolino e che i tre in qualche modo “recitassero a soggetto”, per attirare l’attenzione e perché la “TV gridata”, purtroppo, esercita un malsano fascino sulle masse e garantisce audience. Ma per fortuna questo “elemento di disturbo” è andato lentamente scemando e, dopo inutili parolacce e sterili battibecchi, sono arrivati col tempo anche veri commenti di natura musicale e televisiva.

TV: Matteo Beccucci da XFactor 2009

Fra tutti i concorrenti in gara, sin dall’inizio ero stato colpito dai giovani Ambra Marie e Daniele, dal gruppo The bastard sons of Dionison e specialmente da Matteo. Arrivati all’ultima puntata di “XFactor” edizione 2009, purtroppo i primi due sono stati eliminati (la prima troppo presto, l’altro ingiustamente in semifinale) e i restanti dovranno vedersela in finale con Juri. E sono qui oggi proprio a perorare la causa di uno di loro, ovvero il mio bravissimo omonimo livornese. Una voce straordinaria ed eclettica, diretta, “piena” e potente, capace di un’intonazione ai limiti della perfezione e di raggiungere note altissime, tenute senza nessun tentennamento e alcuna imprecisione, in un crescendo emozionante e intenso. Se scrivo oggi di “XFactor”, senza aspettare di conoscere il risultato della gara che si svolgerà fra poche ore, infatti, è proprio per invitare chiunque segua la trasmissione e si trovi a leggere questo post a votare questa sera per Matteo Beccucci. Se non lo hai ancora mai visto all’opera, fra le sue tante esibizioni ho deciso di selezionare e inserire di seguito la sua splendida interpretazione di “Eye in the sky” degli Alan Parson Project. Guardala… anzi… ascoltala e capirai perché stasera, per la prima volta nella mia “vita di telespettatore”, mi farò “incastrare” dal meccanismo del televoto e supporterò questo talentuoso artista. Magari non sarà lui a vincere, anche se è il più bravo… in fondo anche i Bastards sono forti ed hanno decisamente molto appeal sul pubblico giovane, mentre Yuri sembra decisamente molto più “collocabile” e redditizio dal punto di vista discografico / aziendale… ma il “caso Ferreri” dimostra che alla fine sono le qualità individuali a contare davvero e che non è necessario vincere “XFactor” per sfruttarlo come “trampolino di lancio” verso un futuro musicale brillante.

domenica 5 aprile 2009

Toshiba Regza 32 pollici? Si, grazie!

Erano parecchi mesi che meditavo l’acquisto di una televisione seria, che fosse all’altezza degli ultimi sviluppi della tecnologia. Negli ultimi anni, infatti, mi ero accontentato di un televisorino davvero "basic", per seguire qualche trasmissione e un po’ di sport in chiaro, ma mi ero specialmente affidato allo schermo del mio computer portatile, per consumare a ritmi serrati centinaia di film e decine di serie televisive in formato digitale.

Per un bel po’ di tempo mi è anche andata bene così. Mi sembrava già un miracolo il salto quantico dallo squallore dell’abituale programmazione TV, alla possibilità di poter sempre scegliere cosa vedere e quando vederlo, potendo attingere a qualsiasi tipo di contenuto video sia mai stato realizzato e condiviso. Inoltre “domanda & offerta” faticavano ad incontrarsi. Volendo “cambiare prospettiva”, infatti, di certo non mi interessavano televisori “old school” con tubo catodico, ma ho da subito puntato i più recenti modelli a schermo piatto. Come tecnologia ormai è diventata davvero “a portata di mano”, rispetto ai prezzi da capogiro di qualche anno fa, ma gli schermi che potevano essere di mio gusto costavano troppo o avevano specifiche tecniche non soddisfacenti, con “offerte speciali” che con un prezzo leggermente inferiore alla media in realtà mascheravano mancanze e “povertà” tecnologiche non accettabili. Ma ero fiducioso, perché notavo che da un po’ il rapporto fra prezzo e caratteristiche stava iniziando ad equilibrarsi, almeno secondo i miei desideri.

Hi-tech: Toshiba Regza LCD

E Martedì scorso la bilancia si è messa in pari. Insieme a Alessio, Marcello e Marco, infatti, mi sono recato in un centro commerciale specializzato in tecnologia e mi sono accaparrato uno splendido schermo piatto “a prezzo di costo”: un Toshiba modello Regza LCD a 32 pollici, HD ready, contrasto 18.000:1, risoluzione 1366 x 768 e un design moderno ed elegante. Dopo circa una settimana di utilizzo… costante e frenetico… devo dire che sono davvero soddisfatto!

L’impatto globale è ottimo. La visione su 32 pollici è un’esperienza splendida, grazie a cui si riescono a cogliere in maniera ben definita particolari e sfumature finora impensabili, rendendo ancora più appassionanti le scene spettacolari. La resa dei colori è perfetta. Anche i neri sono molto nitidi. Solo in scene quasi totalmente “oscure” si nota ogni tanto qualche tono “fuori posto”, ma probabilmente mi basterà settare meglio il bilanciamento del colore per ottenere un risultato perfetto. L’audio è all’altezza della situazione, con un effetto stereo dolby surround davvero impressionante. Il sistema di ricezione digitale terrestre è integrato, consentendo l’accesso a molti nuovi canali gratuiti, ma specialmente la ricezione del segnale delle emittenti nazionali in maniera molto più godibile. Davvero utile la funzione attraverso cui la visualizzazione dei programmi si adatta automaticamente al formato originale in cui vengono trasmessi, passando allo spettacolare widescreen non appena ce n’è la possibilità. Ma si può sempre modificare la visualizzazione a proprio piacimento, allargandola o ritagliandola, volendo anche “deformandola”, sino a portarla a tutto schermo.

Naturalmente ho sperimentato questa mia nuova “finestra sul mondo” anche vedendo alcuni DVD in cui l’aspetto visivo è fondamentale e molto particolare (per la cronaca, “L’incredibile Hulk”, “The Cell” e “Sin City”). Anche questo test è stato superato a pieni voti. La resa dei film da DVD è “pulita” ed affascinante sotto tutti i punti di vista, con figure sempre nitide e definite, colori vivi e brillanti, neri impeccabili, che rendono la visione un vero e proprio “spettacolo casalingo”.

Sarà l’effetto novità… sarà che quando guardo la nuova televisione vicino alla vecchia, mi sembrano quasi una mamma a spasso mano nella mano con la figlia… sarà che televisione mi concede piacevoli ore di svago… ma penso proprio di aver azzeccato la scelta! Dunque… ora è proprio arrivato il momento di salutarti… vado a vedere un po’ di TV… :-)

sabato 28 marzo 2009

Come fare il nodo alla cravatta

Ieri sono andato alla laurea di una persona speciale, che è andata davvero alla grande (complimenti!). Oltre all'ansia generata dall'attesa ed al batticuore per la discussione della sua tesi, prima di recarmi in facoltà ho dovuto affrontare un altro ostacolo... fare il nodo alla cravatta! Ho indossato questo elegante strumento di tortura davvero poche volte in vita mia e finora avevo sempre chiesto il supporto di qualcuno più esperto di me (e ci vuole pochissimo) per espletare le pratiche di assemblaggio dello strano oggetto. Sono anche arrivato a "riciclare" più di una volta lo stesso nodo, avendo l'accortezza di non disfarlo totalmente e di sfilare con attenzione la cravatta al momento di "tornare in borghese", per poi utilizzarla la volta successiva già pronta all'uso. Questa volta, però, ho dimenticato "questo piccolo particolare" e mi sono trovato con una bella cravatta inutilizzabile in valigia. Ma nel momento in cui me ne sono reso conto, sono riuscito a non disperarmi perchè sapevo di avere un'ultima spiaggia. Perchè sapevo che sicuramente su YouTube avrei trovato un video capace di insegnarmi alla svelta come salvare la situazione. E così è stato. Dopo decine e decine di tentativi a dir poco fallimentari, sono riuscito a compiere l'impresa con un discreto risultato, ma proprio "last minute", giusto cinque minuti prima di dover uscire da casa per non fare tardi, e solo grazie al seguente video messo on line sul canale Reloaded192. Ho pensato di condividerlo e farlo circolare per quanto possibile anche grazie a questo post, perchè è talmente chiaro ed immediato da poter essere d'aiuto a chiunque non appartenga al "popolo di quelli con la cravatta", ma abbia la necessità di entrare a farne parte per qualche occasione speciale e non sa proprio da dove partire.



PS: quasi al termine del pranzo, la cravatta ha fatto una brutta fine, macchiandosi (irreparabilmente?) di crema e cioccolato caldo...

 

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