Ieri sono andato alla laurea di una persona speciale, che è andata davvero alla grande (complimenti!). Oltre all'ansia generata dall'attesa ed al batticuore per la discussione della sua tesi, prima di recarmi in facoltà ho dovuto affrontare un altro ostacolo... fare il nodo alla cravatta! Ho indossato questo elegante strumento di tortura davvero poche volte in vita mia e finora avevo sempre chiesto il supporto di qualcuno più esperto di me (e ci vuole pochissimo) per espletare le pratiche di assemblaggio dello strano oggetto. Sono anche arrivato a "riciclare" più di una volta lo stesso nodo, avendo l'accortezza di non disfarlo totalmente e di sfilare con attenzione la cravatta al momento di "tornare in borghese", per poi utilizzarla la volta successiva già pronta all'uso. Questa volta, però, ho dimenticato "questo piccolo particolare" e mi sono trovato con una bella cravatta inutilizzabile in valigia. Ma nel momento in cui me ne sono reso conto, sono riuscito a non disperarmi perchè sapevo di avere un'ultima spiaggia. Perchè sapevo che sicuramente su YouTube avrei trovato un video capace di insegnarmi alla svelta come salvare la situazione. E così è stato. Dopo decine e decine di tentativi a dir poco fallimentari, sono riuscito a compiere l'impresa con un discreto risultato, ma proprio "last minute", giusto cinque minuti prima di dover uscire da casa per non fare tardi, e solo grazie al seguente video messo on line sul canale Reloaded192. Ho pensato di condividerlo e farlo circolare per quanto possibile anche grazie a questo post, perchè è talmente chiaro ed immediato da poter essere d'aiuto a chiunque non appartenga al "popolo di quelli con la cravatta", ma abbia la necessità di entrare a farne parte per qualche occasione speciale e non sa proprio da dove partire.
PS: quasi al termine del pranzo, la cravatta ha fatto una brutta fine, macchiandosi (irreparabilmente?) di crema e cioccolato caldo...
sabato 28 marzo 2009
domenica 22 marzo 2009
I watched the “Watchmen” (movie)
Un paio di giorni fa sono andato al cinema insieme ad Anna e Veronique per vedere il film di “Watchmen”.
Ma credo sia il caso di fare subito un passo indietro, premettendo che la lettura del fumetto originale è stato per me un momento molto importante, che in qualche maniera ha caratterizzato tutta la mia vita. Ero uno studente ai primi anni del liceo quando ho ammirato per la prima volta il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. L’avevo scoperto per caso sulle pagine degli allegati a “Corto Maltese”, attendendo con ansia che passassero trenta giorni per leggere il capitolo successivo e percependo immediatamente l’opera come qualcosa di diverso, innovativo, unico. Anche se l’impatto iniziale era ancora epidermico ed a un primo livello di lettura. Poi nel corso degli anni, specialmente da quando il capolavoro è stato raccolto in volume, ho riletto il blocco completo di storie quasi una volta all’anno, studiandolo attentamente e scoprendone ogni volta delle sfumature nuove.

L’opera viene spesso considerata come il fumetto di super-eroi “revisionista” per antonomasia, quello che ha traghettato il mondo degli eroi “puri”, senza paura e senza macchia, verso un’era più buia e realistica, ma è anche qualcosa di più. Di certo non sono il primo a farlo, né sarò l’ultimo, ma a distanza di tutto questo tempo ed alla luce di tante letture approfondite, mi sento di ribadire che probabilmente “Watchmen” è il fumetto più importante di tutti i tempi, è l’esempio massimo di arte sequenziale, è l’opera in cui vengono sfruttate al massimo tutte le potenzialità e peculiarità del media fumetto. La storia è splendida, i dialoghi eccezionali, i disegni sono impeccabili e sempre capaci di raccontare alla perfezione per immagini. Ma è anche la struttura della narrazione ad essere incredibile. La grandezza del lavoro non sta “solo” nella storia che viene raccontata, ma anche nel “come” ciò viene fatto. “Watchmen” è un perfetto meccanismo ad orologeria, in cui tutti gli ingranaggi si incastrano senza possibilità di errore, grazie ad una sceneggiatura incredibilmente bella ed alle scelte variegate nella strutturazione delle pagine, che si forma e deforma in maniera funzionale al ritmo del racconto. La scansione in vignette, infatti, vive e si modula in base alle necessità del momento, con piani narrativi paralleli che si intersecano e si completano a vicenda. Così testi e disegni riescono a compenetrarsi, diventando un tutt’uno e dando vita ad un mondo a parte, una realtà coerente e perfettamente bilanciata. Il risultato è un lavoro immenso e curato nei minimi particolari, che dimostra, codifica e insegna cosa è possibile fare attraverso un linguaggio così complesso, affascinante e completo come il fumetto.
Tutto ciò premesso, probabilmente mi sono avvicinato all’adattamento cinematografico dell’opera con grandi aspettative, ma anche con una sostanziale tranquillità e serenità di fondo. Già sapevo che sarebbe stato impossibile per chiunque riproporre sul grande schermo la ricchezza e le peculiarità di un lavoro così complesso e così ancorato al mezzo di comunicazione per il quale è stato creato. Ma la presenza di Zack Snider alla regia, dopo l’ottima prova offerta sull’adattamento della graphic novel “300” di Frank Miller, mi ha fatto immediatamente pensare che l’impresa di portare “Watchmen” sul grande schermo non sarebbe riuscita a nessuno meglio che a lui. Ed all’uscita dalla sala cinematografica a visione avvenuta, sono state confermate quelle che prima potevano essere solo sensazioni. Il film, infatti, si è rivelato un prodotto discreto, in cui il paragone con l’opera originale a fumetti da cui è tratto è improponibile, ma probabilmente nessuno sarebbe riuscito ad adattarla meglio per il cinema.

La storia ripropone fedelmente la trama principale del fumetto, scavando nella vita di alcuni ex super-vigilanti e di come la loro esistenza condizioni il percorso dell’umanità intera. Il racconto è ambientato all’inizio degli anni ’80 e si apre con il brutale assassinio del peggiore fra gli “eroi”, il sadico e violento Comico, per poi seguire le indagini dei suoi vecchi “compagni d’avventura”, alla riscoperta dei segreti nascosti nel loro passato ed alla scoperta della cospirazione che sta dietro alla sua morte, che si rivelerà essere solo il primo tassello di un mosaico molto più vasto e che sembra preludere agghiaccianti scenari futuri. L’assoluto rispetto della storia originale e dei suoi indimenticabili dialoghi è uno degli aspetti positivi del film, ma non è il solo. La pellicola parte decisamente bene e, dopo il violento scontro corpo a corpo nella dinamica scena d’apertura, trovano spazio gli ottimi titoli di testa, un esperimento visivo tecnicamente interessante in cui, attraverso una serie di “istantanee animate”, viene introdotta la storia della prima generazione di “controllori”: un coacervo di tizi scanzonati e dai costumi sgargianti, che affrontano il crimine con una certa spensieratezza e semplicità, diventando quasi delle stelle dello spettacolo rincorse dai paparazzi più che dei paladini della giustizia. La colonna sonora è ideale per riportarci nel periodo in cui è ambientata la storia e di volta in volta vengono scelti dei brani indimenticabili, capaci di “raccontare in musica” ciò che succede sullo schermo o “spezzare” con sottile ironia rispetto alla scene mostrate. Gli effetti speciali sono perfetti, riuscendo a rendere visivamente credibili ed affascinanti le scene ambientate su Marte, i poteri del Dottor Manhattan o le evoluzioni aeree di Archimede, il mezzo di trasporto volante del Gufo. Ma servono anche a rendere più truculente e incisive le punizioni inflitte dai vigilanti ai loro nemici, mostrate in tutta la loro “brutalità splatter”, senza diventare “protagonisti” della scena, ma anzi asservendosi in maniera funzionale allo sviluppo della trama. Il montaggio è cinetico e le inquadrature riprendono pedissequamente quelle del fumetto, con un ottimo lavoro di adattamento al diverso strumento mediatico. Anche l’effetto rallenty, vera e propria “cifra stilistica” del regista, viene usato con sapienza e senza stucchevoli esagerazioni.

Gli attori non sono (ancora) stelle di primo piano della “fabbrica dei sogni”, ma tutti svolgono il loro compito in maniera egregia e, al di là delle studiate somiglianze fisiche, interpretano i rispettivi personaggi con estrema fedeltà ai caratteri del modello originale di riferimento. Specialmente il Rorschach, “voce narrante” della vicenda, che forse non può considerarsi il vero protagonista della storia, vista la sua naturale coralità, ma che di certo è il mio preferito. La realizzazione delle “macchie mobili” sul suo volto è ottima, così come è impeccabile la sua caratterizzazione. Forse solo la voce non è perfetta. Sia nella versione originale del film, sia nella sua edizione italiana, infatti, è stata scelta una voce roca e “cavernosa”, ma non fino al punto giusto. Ma probabilmente in questo mio giudizio sono condizionato dall’aver ascoltato la lettura del primo monologo di Rorschach realizzata proprio da Alan Moore in prima persona, che ti propongo qui di seguito: la voce del più “follemente lucido” fra i Watchmen me l’ero sempre immaginata così… un suono gutturale e profondo, quasi privo di emozioni oltre alla rabbia ed al disgusto, che fa scorrere immediatamente sulla mia pelle un brivido di angoscia mista a sconforto…
Sottolineando nuovamente che sarebbe stato difficile realizzare un migliore adattamento di “Watchmen” per il cinema, però, devo anche segnalare che a mio modo di vedere il film cade nella rappresentazione di uno degli aspetti fondamentali dell’opera originale, quello dell’atmosfera. Il film, infatti, risulta essere troppo “pulito”. Intendiamoci, la storia raccontata è di per sé “pesante”, piena di violenza, brutalità ed elementi catastrofici. Ma il fumetto è decisamente più “sporco” e leggendolo lo si percepisce anche a livello fisico. E’ come se tutte le pagine di “Watchmen”… ogni sequenza, ciascuna singola vignetta… siano ripassate da una patina di grasso, che rende le dita appiccicaticce, che annebbia lo sguardo, che disturba l’olfatto. La graphic novel di Moore e Gibbons trasuda ansia, disperazione e paura, emette un’aurea di angoscia e paranoia costanti, legata al periodo storico in cui la storia è stata concepita ed ambientata. Un momento in cui la guerra nucleare e l’inverno radioattivo erano LA paura per antonomasia. Anni in cui si viveva nella consapevolezza che la nostra civiltà si sarebbe potuta estinguere da un momento all’altro, con la pressione di un dito su un singolo bottone pronto a lanciare centinaia di testate nucleari oltre la cortina di ferro, senza possibilità di riscatto e redenzione per il genere umano e la sua ansia di autodistruzione. La costante paura della fine, insomma, non è solo il contesto in cui si svolgono le azioni dei protagonisti, ma è la loro causa scatenante e il fertile terreno in cui crescono le ansie di intere generazioni. Un elemento fondamentale, su cui l’opera getta le sue stesse basi e che finisce per “corroderne” le fondamenta, sino a diventare elemento pulsante nelle sue stesse vene ed a crearne l’atmosfera finale. Questo fattore, purtroppo, non traspare affatto dalla pellicola, in cui più che essere trattato come elemento “di fondo”, diventa quasi un impercettibile “sottofondo”, non riuscendo a coglierne e mostrarne l’importanza. Sebbene il gusto “retrò” e la cura dei dettagli nella scelta di ambientazioni e abbigliamento ci trasportino visivamente nel periodo più caldo della “guerra fredda”, purtroppo ci riescono solo a un livello immediato e non bastano affatto per catturarne l’essenza, compito che sarebbe spettato ad altri aspetti della pellicola. Forse scelte diverse di fotografia avrebbero potuto aiutare a “sporcare” il tutto, ma la stessa struttura del movie avrebbe dovuto essere modificata per lasciare più spazio a questo elemento.
Se il fumetto di “Watchmen” è un capolavoro assoluto, dunque, il film si ritrova purtroppo privo di un pezzo fondamentale della sua “anima”, ma si dimostra comunque una pellicola discreta e affascinante, probabilmente da riconsiderare anche quando sarà disponibile la sua “extended cut”, il montaggio originale e integrale del film, che dovrebbe durare circa quattro ore, contro le due ore e trenta della versione distribuita in sala. Magari questa versione “extra long” ci riserverà qualche altra bella sorpresa…
Ma credo sia il caso di fare subito un passo indietro, premettendo che la lettura del fumetto originale è stato per me un momento molto importante, che in qualche maniera ha caratterizzato tutta la mia vita. Ero uno studente ai primi anni del liceo quando ho ammirato per la prima volta il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. L’avevo scoperto per caso sulle pagine degli allegati a “Corto Maltese”, attendendo con ansia che passassero trenta giorni per leggere il capitolo successivo e percependo immediatamente l’opera come qualcosa di diverso, innovativo, unico. Anche se l’impatto iniziale era ancora epidermico ed a un primo livello di lettura. Poi nel corso degli anni, specialmente da quando il capolavoro è stato raccolto in volume, ho riletto il blocco completo di storie quasi una volta all’anno, studiandolo attentamente e scoprendone ogni volta delle sfumature nuove.

L’opera viene spesso considerata come il fumetto di super-eroi “revisionista” per antonomasia, quello che ha traghettato il mondo degli eroi “puri”, senza paura e senza macchia, verso un’era più buia e realistica, ma è anche qualcosa di più. Di certo non sono il primo a farlo, né sarò l’ultimo, ma a distanza di tutto questo tempo ed alla luce di tante letture approfondite, mi sento di ribadire che probabilmente “Watchmen” è il fumetto più importante di tutti i tempi, è l’esempio massimo di arte sequenziale, è l’opera in cui vengono sfruttate al massimo tutte le potenzialità e peculiarità del media fumetto. La storia è splendida, i dialoghi eccezionali, i disegni sono impeccabili e sempre capaci di raccontare alla perfezione per immagini. Ma è anche la struttura della narrazione ad essere incredibile. La grandezza del lavoro non sta “solo” nella storia che viene raccontata, ma anche nel “come” ciò viene fatto. “Watchmen” è un perfetto meccanismo ad orologeria, in cui tutti gli ingranaggi si incastrano senza possibilità di errore, grazie ad una sceneggiatura incredibilmente bella ed alle scelte variegate nella strutturazione delle pagine, che si forma e deforma in maniera funzionale al ritmo del racconto. La scansione in vignette, infatti, vive e si modula in base alle necessità del momento, con piani narrativi paralleli che si intersecano e si completano a vicenda. Così testi e disegni riescono a compenetrarsi, diventando un tutt’uno e dando vita ad un mondo a parte, una realtà coerente e perfettamente bilanciata. Il risultato è un lavoro immenso e curato nei minimi particolari, che dimostra, codifica e insegna cosa è possibile fare attraverso un linguaggio così complesso, affascinante e completo come il fumetto.
Tutto ciò premesso, probabilmente mi sono avvicinato all’adattamento cinematografico dell’opera con grandi aspettative, ma anche con una sostanziale tranquillità e serenità di fondo. Già sapevo che sarebbe stato impossibile per chiunque riproporre sul grande schermo la ricchezza e le peculiarità di un lavoro così complesso e così ancorato al mezzo di comunicazione per il quale è stato creato. Ma la presenza di Zack Snider alla regia, dopo l’ottima prova offerta sull’adattamento della graphic novel “300” di Frank Miller, mi ha fatto immediatamente pensare che l’impresa di portare “Watchmen” sul grande schermo non sarebbe riuscita a nessuno meglio che a lui. Ed all’uscita dalla sala cinematografica a visione avvenuta, sono state confermate quelle che prima potevano essere solo sensazioni. Il film, infatti, si è rivelato un prodotto discreto, in cui il paragone con l’opera originale a fumetti da cui è tratto è improponibile, ma probabilmente nessuno sarebbe riuscito ad adattarla meglio per il cinema.

La storia ripropone fedelmente la trama principale del fumetto, scavando nella vita di alcuni ex super-vigilanti e di come la loro esistenza condizioni il percorso dell’umanità intera. Il racconto è ambientato all’inizio degli anni ’80 e si apre con il brutale assassinio del peggiore fra gli “eroi”, il sadico e violento Comico, per poi seguire le indagini dei suoi vecchi “compagni d’avventura”, alla riscoperta dei segreti nascosti nel loro passato ed alla scoperta della cospirazione che sta dietro alla sua morte, che si rivelerà essere solo il primo tassello di un mosaico molto più vasto e che sembra preludere agghiaccianti scenari futuri. L’assoluto rispetto della storia originale e dei suoi indimenticabili dialoghi è uno degli aspetti positivi del film, ma non è il solo. La pellicola parte decisamente bene e, dopo il violento scontro corpo a corpo nella dinamica scena d’apertura, trovano spazio gli ottimi titoli di testa, un esperimento visivo tecnicamente interessante in cui, attraverso una serie di “istantanee animate”, viene introdotta la storia della prima generazione di “controllori”: un coacervo di tizi scanzonati e dai costumi sgargianti, che affrontano il crimine con una certa spensieratezza e semplicità, diventando quasi delle stelle dello spettacolo rincorse dai paparazzi più che dei paladini della giustizia. La colonna sonora è ideale per riportarci nel periodo in cui è ambientata la storia e di volta in volta vengono scelti dei brani indimenticabili, capaci di “raccontare in musica” ciò che succede sullo schermo o “spezzare” con sottile ironia rispetto alla scene mostrate. Gli effetti speciali sono perfetti, riuscendo a rendere visivamente credibili ed affascinanti le scene ambientate su Marte, i poteri del Dottor Manhattan o le evoluzioni aeree di Archimede, il mezzo di trasporto volante del Gufo. Ma servono anche a rendere più truculente e incisive le punizioni inflitte dai vigilanti ai loro nemici, mostrate in tutta la loro “brutalità splatter”, senza diventare “protagonisti” della scena, ma anzi asservendosi in maniera funzionale allo sviluppo della trama. Il montaggio è cinetico e le inquadrature riprendono pedissequamente quelle del fumetto, con un ottimo lavoro di adattamento al diverso strumento mediatico. Anche l’effetto rallenty, vera e propria “cifra stilistica” del regista, viene usato con sapienza e senza stucchevoli esagerazioni.

Gli attori non sono (ancora) stelle di primo piano della “fabbrica dei sogni”, ma tutti svolgono il loro compito in maniera egregia e, al di là delle studiate somiglianze fisiche, interpretano i rispettivi personaggi con estrema fedeltà ai caratteri del modello originale di riferimento. Specialmente il Rorschach, “voce narrante” della vicenda, che forse non può considerarsi il vero protagonista della storia, vista la sua naturale coralità, ma che di certo è il mio preferito. La realizzazione delle “macchie mobili” sul suo volto è ottima, così come è impeccabile la sua caratterizzazione. Forse solo la voce non è perfetta. Sia nella versione originale del film, sia nella sua edizione italiana, infatti, è stata scelta una voce roca e “cavernosa”, ma non fino al punto giusto. Ma probabilmente in questo mio giudizio sono condizionato dall’aver ascoltato la lettura del primo monologo di Rorschach realizzata proprio da Alan Moore in prima persona, che ti propongo qui di seguito: la voce del più “follemente lucido” fra i Watchmen me l’ero sempre immaginata così… un suono gutturale e profondo, quasi privo di emozioni oltre alla rabbia ed al disgusto, che fa scorrere immediatamente sulla mia pelle un brivido di angoscia mista a sconforto…
Sottolineando nuovamente che sarebbe stato difficile realizzare un migliore adattamento di “Watchmen” per il cinema, però, devo anche segnalare che a mio modo di vedere il film cade nella rappresentazione di uno degli aspetti fondamentali dell’opera originale, quello dell’atmosfera. Il film, infatti, risulta essere troppo “pulito”. Intendiamoci, la storia raccontata è di per sé “pesante”, piena di violenza, brutalità ed elementi catastrofici. Ma il fumetto è decisamente più “sporco” e leggendolo lo si percepisce anche a livello fisico. E’ come se tutte le pagine di “Watchmen”… ogni sequenza, ciascuna singola vignetta… siano ripassate da una patina di grasso, che rende le dita appiccicaticce, che annebbia lo sguardo, che disturba l’olfatto. La graphic novel di Moore e Gibbons trasuda ansia, disperazione e paura, emette un’aurea di angoscia e paranoia costanti, legata al periodo storico in cui la storia è stata concepita ed ambientata. Un momento in cui la guerra nucleare e l’inverno radioattivo erano LA paura per antonomasia. Anni in cui si viveva nella consapevolezza che la nostra civiltà si sarebbe potuta estinguere da un momento all’altro, con la pressione di un dito su un singolo bottone pronto a lanciare centinaia di testate nucleari oltre la cortina di ferro, senza possibilità di riscatto e redenzione per il genere umano e la sua ansia di autodistruzione. La costante paura della fine, insomma, non è solo il contesto in cui si svolgono le azioni dei protagonisti, ma è la loro causa scatenante e il fertile terreno in cui crescono le ansie di intere generazioni. Un elemento fondamentale, su cui l’opera getta le sue stesse basi e che finisce per “corroderne” le fondamenta, sino a diventare elemento pulsante nelle sue stesse vene ed a crearne l’atmosfera finale. Questo fattore, purtroppo, non traspare affatto dalla pellicola, in cui più che essere trattato come elemento “di fondo”, diventa quasi un impercettibile “sottofondo”, non riuscendo a coglierne e mostrarne l’importanza. Sebbene il gusto “retrò” e la cura dei dettagli nella scelta di ambientazioni e abbigliamento ci trasportino visivamente nel periodo più caldo della “guerra fredda”, purtroppo ci riescono solo a un livello immediato e non bastano affatto per catturarne l’essenza, compito che sarebbe spettato ad altri aspetti della pellicola. Forse scelte diverse di fotografia avrebbero potuto aiutare a “sporcare” il tutto, ma la stessa struttura del movie avrebbe dovuto essere modificata per lasciare più spazio a questo elemento.
Se il fumetto di “Watchmen” è un capolavoro assoluto, dunque, il film si ritrova purtroppo privo di un pezzo fondamentale della sua “anima”, ma si dimostra comunque una pellicola discreta e affascinante, probabilmente da riconsiderare anche quando sarà disponibile la sua “extended cut”, il montaggio originale e integrale del film, che dovrebbe durare circa quattro ore, contro le due ore e trenta della versione distribuita in sala. Magari questa versione “extra long” ci riserverà qualche altra bella sorpresa…
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domenica 15 febbraio 2009
Il “Panini Comics Impact” a Modena
Sabato 7 Febbraio ho avuto l’opportunità di partecipare ad un evento per me molto importante, il “Panini Comics Impact 2009”. Di cosa si tratta? In estrema sintesi, lo staff di Panini Comics e Planet Manga, in compagnia di qualche disegnatore italiano che la lavora per la MARVEL, si è sparpagliato in giro per l’Italia ed ha incontrato gli appassionati di fumetti nei comics-shop di undici città italiane, per presentare le novità più interessanti del nostro piano editoriale, partendo dal nuovo e sensazionale cross-over “Secret Invasion”, per poi spaziare in tutta la nostra programmazione americana (Marvel, ma non solo), giapponese e italiana.

La precedente edizione di questo evento era stata realizzata circa dieci anni fa, quando Panini Comics era ancora Marvel Italia, ed ero presente anche durante quell’ultima “tappa romana” del “Marvel Impact”. Ma ai tempi ero ancora un super-nerd-fanzinaro e mi trovavo “dall’altra parte della barricata”, ovvero in mezzo ai tanti appassionati accorsi per bersagliare Francesco Meo e Giorgio Lavagna di domande e curiosità. Dunque penso siano facilmente intuibili la soddisfazione e l’orgoglio con cui mi sono recato nel negozio specializzato “Modena Fumetto”, questa volta non più in veste di fan (categoria nella quale, comunque, sento ancora di riconoscermi fortemente), ma indossando i panni di “rappresentante ufficiale della Panini”. Ho affiancato in questa belle esperienza i colleghi Simon Bisi, editor principale dei tanti “progetti speciali” della nostra casa editrice, ed Elena Zanzi, fra le più grandi esperte di manga nel nostro paese. Ed è stata davvero una bella esperienza. Con indosso la mia “divisa” (la nuova t-shirt "a tema invasione" distribuita da PAN) e dopo aver allestito la nostra “postazione multimediale” (con rotazione di immagini e video, anche il promo ufficiale di “Secret Invasion” che trovi più in basso) ho preso ad attendere che arrivassero i fan e l’iniziale dubbio (paura?) sulla buona riuscita dell’evento è stato velocemente sostituito dalla gioia nel constatare che… per fortuna... qualcuno stava arrivando sul serio!

Attorno alle 16:30, dunque, è iniziato un lungo incontro con gli altri appassionati, che è terminato poco dopo le 19:00 e che si è svolto in maniera decisamente anticonvenzionale: non una meccanica esposizione delle news, ma un continuo e lungo dibattito con gli intervenuti, rispondendo alle loro domande e discutendo della nostra comune passione. Più di due ore e mezza di chiacchiere ininterrotte, un prezioso momento di confronto e scambio di opinioni, da cui sono uscito praticamente senza voce, ma decisamente soddisfatto. Quale altra sensazione, infatti, avrebbe potuto lasciarmi un così bel pomeriggio, passato a disquisire così amichevolmente di Skrull, continuity, ristampe, autori, novità e progetti editoriali? Scrivo questo post, infatti, essenzialmente per ringraziare tutti i lettori che hanno deciso di partecipare all’Impact nelle varie città italiane (sembra proprio che sia andato bene ovunque), ma specialmente gli amici che sono venuti a trovarmi a Modena. Per me è stato davvero un piacere ed un onore avere la possibilità di confrontarmi con voi e questo evento per me si è presto trasformato in un momento di vero arricchimento, sia a livello professionale che umano. Mi ha suggerito qualche buona idea, che ho puntualmente proposto durante la successiva riunione editoriale (incrociamo le dita!), e mi ha fatto “ricaricare le batteria”, toccando con mano quanto il frutto del nostro duro lavoro quotidiano sia apprezzato e amato. Talvolta anche criticato, ma in maniera sempre rispettosa e positiva, per aiutarci a fare sempre di più e sempre di meglio. Un grandissimo “abbraccio virtuale”, dunque, a tutti i ragazzi modenesi e bolognesi che hanno fatto di questo primo “Panini Comics Impact” un momento fondamentale nella mia crescita personale e lavorativa. Se l’anno prossimo, come già si vocifera, l’evento verrà rinnovato, facendo tesoro anche degli “errori” commessi nella gestione di questo anno, spero proprio di esserci ancora.

La precedente edizione di questo evento era stata realizzata circa dieci anni fa, quando Panini Comics era ancora Marvel Italia, ed ero presente anche durante quell’ultima “tappa romana” del “Marvel Impact”. Ma ai tempi ero ancora un super-nerd-fanzinaro e mi trovavo “dall’altra parte della barricata”, ovvero in mezzo ai tanti appassionati accorsi per bersagliare Francesco Meo e Giorgio Lavagna di domande e curiosità. Dunque penso siano facilmente intuibili la soddisfazione e l’orgoglio con cui mi sono recato nel negozio specializzato “Modena Fumetto”, questa volta non più in veste di fan (categoria nella quale, comunque, sento ancora di riconoscermi fortemente), ma indossando i panni di “rappresentante ufficiale della Panini”. Ho affiancato in questa belle esperienza i colleghi Simon Bisi, editor principale dei tanti “progetti speciali” della nostra casa editrice, ed Elena Zanzi, fra le più grandi esperte di manga nel nostro paese. Ed è stata davvero una bella esperienza. Con indosso la mia “divisa” (la nuova t-shirt "a tema invasione" distribuita da PAN) e dopo aver allestito la nostra “postazione multimediale” (con rotazione di immagini e video, anche il promo ufficiale di “Secret Invasion” che trovi più in basso) ho preso ad attendere che arrivassero i fan e l’iniziale dubbio (paura?) sulla buona riuscita dell’evento è stato velocemente sostituito dalla gioia nel constatare che… per fortuna... qualcuno stava arrivando sul serio!

Attorno alle 16:30, dunque, è iniziato un lungo incontro con gli altri appassionati, che è terminato poco dopo le 19:00 e che si è svolto in maniera decisamente anticonvenzionale: non una meccanica esposizione delle news, ma un continuo e lungo dibattito con gli intervenuti, rispondendo alle loro domande e discutendo della nostra comune passione. Più di due ore e mezza di chiacchiere ininterrotte, un prezioso momento di confronto e scambio di opinioni, da cui sono uscito praticamente senza voce, ma decisamente soddisfatto. Quale altra sensazione, infatti, avrebbe potuto lasciarmi un così bel pomeriggio, passato a disquisire così amichevolmente di Skrull, continuity, ristampe, autori, novità e progetti editoriali? Scrivo questo post, infatti, essenzialmente per ringraziare tutti i lettori che hanno deciso di partecipare all’Impact nelle varie città italiane (sembra proprio che sia andato bene ovunque), ma specialmente gli amici che sono venuti a trovarmi a Modena. Per me è stato davvero un piacere ed un onore avere la possibilità di confrontarmi con voi e questo evento per me si è presto trasformato in un momento di vero arricchimento, sia a livello professionale che umano. Mi ha suggerito qualche buona idea, che ho puntualmente proposto durante la successiva riunione editoriale (incrociamo le dita!), e mi ha fatto “ricaricare le batteria”, toccando con mano quanto il frutto del nostro duro lavoro quotidiano sia apprezzato e amato. Talvolta anche criticato, ma in maniera sempre rispettosa e positiva, per aiutarci a fare sempre di più e sempre di meglio. Un grandissimo “abbraccio virtuale”, dunque, a tutti i ragazzi modenesi e bolognesi che hanno fatto di questo primo “Panini Comics Impact” un momento fondamentale nella mia crescita personale e lavorativa. Se l’anno prossimo, come già si vocifera, l’evento verrà rinnovato, facendo tesoro anche degli “errori” commessi nella gestione di questo anno, spero proprio di esserci ancora.
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martedì 27 gennaio 2009
Giant-size Whedon e Cassaday
Esistono storie a fumetti davvero speciali, che non mi stancherò mai di leggere. Oggi ho deciso di presentarne una molto recente, che entra di diritto nell’Olimpo delle mie favorite, perché mi ha decisamente lasciato un segno. Quarantotto pagine di arte sequenziale ad altissimo livello, degno compimento di un’intera saga davvero intensa, resa indimenticabile proprio della sua conclusione.

Sin da quando Joss Whedon e John Cassaday hanno iniziato a realizzare la serie “Astonishing X-Men” per la MARVEL, la collana mutante è diventata una delle mie letture favorite, uno di quei pochi fumetti che leggo immediatamente non appena ne ho la possibilità. Ho da sempre apprezzato i disegni di Cassaday, dalla mini di “Union Jack” allo strabiliante “Planetary”, adorando il suo tratto elegante e raffinato, capace di raccontare per immagini qualsiasi scena, in maniera unica e assolutamente personale. Whedon, invece, ho già avuto modo di dire che lo reputo un genio sin da tempi della serie TV di “Buffy the Vampire Slayer”, per cui ha scritto e diretto alcuni fra i più innovativi momenti del mondo dell’intrattenimento visivo. E il quadro si completa dicendo che fra i miei primi amori fumettistici ci sono gli “Uncanny X-Men” di Chris Claremont & John Byrne, glorioso periodo a cui “Astonishing X-Men” fa chiaramente e continuamente riferimento. Tutta la saga si rivela avvincente ed emozionante, mostrandoci un’interpretazione dei personaggi moderna e accattivante, pur nel rispetto delle loro origini e della loro evoluzione. Whedon scava a fondo nella loro storia e nelle loro personalità, “strizzando l’occhio” ai fan con gustose citazioni, ma senza compromettere la freschezza e la leggibilità delle avventure. Cassaday lo accompagna con vignette, inquadrature e tavole che esaltano sia le scene d’azione che le fondamentali scene di dialogo e interazione fra i personaggi, dipingendo in maniera quasi palpabile sui loro volti qualsiasi genere di sensazione ed emozione.

La conclusione della gestione Whedon & Cassaday nello speciale “Giant-size Astonishing X-Men” # 1 è il degno epilogo del loro memorabile ciclo, chiudendo in bellezza l’avventura con questo piccolo capolavoro intitolato “Gone”, pubblicato a Gennaio in Italia su “X-Men Deluxe” # 165 (e se lo hai perso, trova alla svelta un amico che te lo presti o vallo a cercare in fumetteria!). La portata della minaccia al centro della storia è tale da coinvolgere i più importanti eroi del Marvel Universe e dunque permette a Cassaday di confrontarsi con le principali icone della “Casa delle Idee”. L’artist è capace di coglierne subito l’essenza, mentre Whedon li tratteggia alla perfezione con poche battute. Una storia non banale, con un finale a sorpresa e pervaso da una grande carica lirica, specialmente nelle pagine conclusive. Whedon , infine, si dimostra un grande conoscitore dell’affresco narrativo Marvel e specialmente si conferma un incredibile sceneggiatore. Con poche parole, infatti, l’autore riesce a descrivere ben due capisaldi, che sarebbe difficile sintetizzare in maniera più convincente.
Vuoi sapere davvero chi è Spider-Man e quale è il suo rapporto con New York? Basta leggere le prime didascalie della storia…
“Non posso dire “Io amo New York”.
I turisti possono amare New York. Io, che ci sono cresciuto? Che ci ho vissuto tutta la vita, che mi sono arrampicato su tutte le sue pietre e mi sono lanciato da tutti i suoi tetti? Io sono New York.
E’ dentro di me. Nel mio sangue. Come una malattia, ma una malattia buona, come… un tumore benigno.
Sì, è evidente che non sono stato morso da un poeta radioattivo, ma avete capito cosa intendo.”
O sei forse curioso di sapere come sono connessi fra loro gli eroi del Marvel Universe?
“Quando si è parte di un sistema più grande… quando si è coinvolti…
…si capisce quando sta succedendo qualcosa.”
Ma questo è nulla a confronto del finale. Un piccolo gioiello, poetico ed emozionante, la cui lettura ogni volta mi tocca profondamente. Uno splendido arrivederci da parte di Joss Whedon, che personalmente ringrazio per tutto ciò che è capace di darci: momenti in cui la mente riesce a rendere comprensibili e razionali attraverso la parola scritta quelle tensioni, ansie e paure che costituiscono il mistero e al tempo stesso la scintilla vitale dell’essere umano…
“Tutto è così fragile.
C’è tanto conflitto. Tanto dolore.
Si continua ad aspettare che la polvere si depositi e poi ci si rende conto di questo:
la polvere è la tua vita che va avanti.
Se arriva la felicità, quella strana, insostenibile letizia che è la vera felicità…
bisogna afferrarla finché è possibile.
Bisogna prendere quel che si può.
Perché resta un attimo e poi…
scompare.”

Sin da quando Joss Whedon e John Cassaday hanno iniziato a realizzare la serie “Astonishing X-Men” per la MARVEL, la collana mutante è diventata una delle mie letture favorite, uno di quei pochi fumetti che leggo immediatamente non appena ne ho la possibilità. Ho da sempre apprezzato i disegni di Cassaday, dalla mini di “Union Jack” allo strabiliante “Planetary”, adorando il suo tratto elegante e raffinato, capace di raccontare per immagini qualsiasi scena, in maniera unica e assolutamente personale. Whedon, invece, ho già avuto modo di dire che lo reputo un genio sin da tempi della serie TV di “Buffy the Vampire Slayer”, per cui ha scritto e diretto alcuni fra i più innovativi momenti del mondo dell’intrattenimento visivo. E il quadro si completa dicendo che fra i miei primi amori fumettistici ci sono gli “Uncanny X-Men” di Chris Claremont & John Byrne, glorioso periodo a cui “Astonishing X-Men” fa chiaramente e continuamente riferimento. Tutta la saga si rivela avvincente ed emozionante, mostrandoci un’interpretazione dei personaggi moderna e accattivante, pur nel rispetto delle loro origini e della loro evoluzione. Whedon scava a fondo nella loro storia e nelle loro personalità, “strizzando l’occhio” ai fan con gustose citazioni, ma senza compromettere la freschezza e la leggibilità delle avventure. Cassaday lo accompagna con vignette, inquadrature e tavole che esaltano sia le scene d’azione che le fondamentali scene di dialogo e interazione fra i personaggi, dipingendo in maniera quasi palpabile sui loro volti qualsiasi genere di sensazione ed emozione.

La conclusione della gestione Whedon & Cassaday nello speciale “Giant-size Astonishing X-Men” # 1 è il degno epilogo del loro memorabile ciclo, chiudendo in bellezza l’avventura con questo piccolo capolavoro intitolato “Gone”, pubblicato a Gennaio in Italia su “X-Men Deluxe” # 165 (e se lo hai perso, trova alla svelta un amico che te lo presti o vallo a cercare in fumetteria!). La portata della minaccia al centro della storia è tale da coinvolgere i più importanti eroi del Marvel Universe e dunque permette a Cassaday di confrontarsi con le principali icone della “Casa delle Idee”. L’artist è capace di coglierne subito l’essenza, mentre Whedon li tratteggia alla perfezione con poche battute. Una storia non banale, con un finale a sorpresa e pervaso da una grande carica lirica, specialmente nelle pagine conclusive. Whedon , infine, si dimostra un grande conoscitore dell’affresco narrativo Marvel e specialmente si conferma un incredibile sceneggiatore. Con poche parole, infatti, l’autore riesce a descrivere ben due capisaldi, che sarebbe difficile sintetizzare in maniera più convincente.
Vuoi sapere davvero chi è Spider-Man e quale è il suo rapporto con New York? Basta leggere le prime didascalie della storia…
“Non posso dire “Io amo New York”.
I turisti possono amare New York. Io, che ci sono cresciuto? Che ci ho vissuto tutta la vita, che mi sono arrampicato su tutte le sue pietre e mi sono lanciato da tutti i suoi tetti? Io sono New York.
E’ dentro di me. Nel mio sangue. Come una malattia, ma una malattia buona, come… un tumore benigno.
Sì, è evidente che non sono stato morso da un poeta radioattivo, ma avete capito cosa intendo.”
O sei forse curioso di sapere come sono connessi fra loro gli eroi del Marvel Universe?
“Quando si è parte di un sistema più grande… quando si è coinvolti…
…si capisce quando sta succedendo qualcosa.”
Ma questo è nulla a confronto del finale. Un piccolo gioiello, poetico ed emozionante, la cui lettura ogni volta mi tocca profondamente. Uno splendido arrivederci da parte di Joss Whedon, che personalmente ringrazio per tutto ciò che è capace di darci: momenti in cui la mente riesce a rendere comprensibili e razionali attraverso la parola scritta quelle tensioni, ansie e paure che costituiscono il mistero e al tempo stesso la scintilla vitale dell’essere umano…
“Tutto è così fragile.
C’è tanto conflitto. Tanto dolore.
Si continua ad aspettare che la polvere si depositi e poi ci si rende conto di questo:
la polvere è la tua vita che va avanti.
Se arriva la felicità, quella strana, insostenibile letizia che è la vera felicità…
bisogna afferrarla finché è possibile.
Bisogna prendere quel che si può.
Perché resta un attimo e poi…
scompare.”
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martedì 16 dicembre 2008
10 anni di Poseidon
Mi è sempre piaciuto scrivere racconti. Ricordo che da piccolo avevo riempito alcune vecchie agende inutilizzate con decine di storie di fantascienza, tutte ambientate in uno stesso universo futuristico in rovina, che aveva come protagonisti un manipolo di sopravvissuti in lotta contro un esercito di macchine umanoidi e contro difficili condizioni ambientali. Un mondo immaginario che derivava direttamente dalle mie prime passioni cinematografiche e letterarie, grazie a cui ho esplorato per la prima volta il piacere dell’immaginazione espressa attraverso la parola scritta, prima ancora che nascesse la voglia di comunicare all’esterno. Quelle avventure, infatti, non sono mai state lette da nessun altro, ma essenzialmente per me era importante scriverle per esprimermi e incanalare le mie idee in una direzione e una forma ben precise. Perché quei pensieri non finissero nel nulla, ma venissero impressi su carta e conservati.
Nel corso del tempo la mia passione per la scrittura ha naturalmente incrociato il suo cammino con quella per i fumetti, portandomi a scrivere numerose sceneggiature destinate all’arte sequenziale. Inizialmente ho riversato nella mia fanzine Amazing Comics tutto il mio amore per i comics statunitensi ed i suoi mondi super-eroistici, dando vita ad un piccolo universo ricco di personaggi e suggestioni diverse, che presto mi divertirò ad illustrare meglio. Poi ho pensato di dedicarmi a storie brevi ed autoconclusive fantascientifiche, che sono state pubblicate per anni su numerose fanzine e riviste specializzate di tutta Italia. Ed ho sempre avuto la fortuna di collaborare con tanti giovani disegnatori di grande talento, alcuni dei quali sono oggi affermati professionisti del settore, che mi hanno aiutato a migliorare e ad affinare la mia tecnica, oltre ad arricchirmi a livello umano.
Nel 1998 ho deciso di provare qualcosa di diverso. Al di là del piacere di scrivere e raccontare di universi fantastici, ho capito che attraverso i fumetti avrei potuto provare a dire qualcosa di più, che le sceneggiature mi avrebbero dato la possibilità di raccontare qualcosa del mondo, quello mio interiore e quello che mi ruotava intorno. Grazie al supporto del grande Antonio Conversano, uno dei disegnatori più bravi con cui ho avuto l’onore di collaborare, ho dato vita a Poseidon. Un personaggio oscuro e decadente, che ho provato ad usare come “lente deformante” per parlare dei grandi problemi legati alle tematiche ambientali e sociali che mi stavano (e mi stanno ancora) particolarmente a cuore. Un “eroe” che decidesse di ergersi contro lo sfruttamento indiscriminato del pianeta e il disprezzo per la vita in tutte le sue forme. Un protagonista inconsapevole, che per lo più si è trovato ad essere al tempo stesso prima spettatore impotente della crudeltà umana e poi impietoso “deus ex machina” della situazione.
Nel 1998 ho deciso di provare qualcosa di diverso. Al di là del piacere di scrivere e raccontare di universi fantastici, ho capito che attraverso i fumetti avrei potuto provare a dire qualcosa di più, che le sceneggiature mi avrebbero dato la possibilità di raccontare qualcosa del mondo, quello mio interiore e quello che mi ruotava intorno. Grazie al supporto del grande Antonio Conversano, uno dei disegnatori più bravi con cui ho avuto l’onore di collaborare, ho dato vita a Poseidon. Un personaggio oscuro e decadente, che ho provato ad usare come “lente deformante” per parlare dei grandi problemi legati alle tematiche ambientali e sociali che mi stavano (e mi stanno ancora) particolarmente a cuore. Un “eroe” che decidesse di ergersi contro lo sfruttamento indiscriminato del pianeta e il disprezzo per la vita in tutte le sue forme. Un protagonista inconsapevole, che per lo più si è trovato ad essere al tempo stesso prima spettatore impotente della crudeltà umana e poi impietoso “deus ex machina” della situazione.
Nel 2008 Poseidon ha compiuto 10 anni. La sua prima storia, infatti, è stata pubblicata nel Novembre del 1998 sulle pagine di “Amazing Comics” # 16 ed è stata casualmente ristampata nel Novembre del 2008 sul primo “Fatece Largo Annual” curato dall’amico Baldo Di Stefano. Davvero una bella coincidenza, ideale per festeggiare questo prestigioso anniversario. A dirla tutta, nel corso di questo decennio la produzione di storie è stata davvero minima, visti i tanti impegni di tutti gli autori e la necessità di dedicarsi a questo progetto solo nel tempo libero. Ma ogni episodio è stato per me fonte di grandi soddisfazioni e mi ha permesso di creare un’alchimia sempre speciale con i disegnatori che hanno affiancato Tonino: Oscar Celestini, Renato Stevanato, Massimo Spinelli e Marco Stefanni. Da ciascuno di loro ho imparato qualcosa e tutti loro hanno contribuito alla piccola storia del progetto. Personalmente spero anche che tutte le storie abbiano in qualche maniera interessato chiunque le abbia lette, sulle pagine delle fanzine o sul sito ufficiale. E per festeggiare ulteriormente il suo decimo compleanno, ho pensato di mettere on line tutti gli episodi in una versione in formato “.cbr”, leggibile attraverso il comodo Comic Book Reader, che potete scaricare gratuitamente, legalmente e velocemente dai link seguenti…
# 1 Io sono Poseidon (disegni di Antonio Conversano)
# 2 Armonia (disegni di Antonio Conversano)
# 3 Villaggio globale (disegni di Antonio Conversano)
# 4 Le onde del destino (disegni di Antonio Conversano)
# 5 Pollice verso (disegni di Oscar Celestini)
# 6 La città sommersa (disegni di Renato Stevanato)
# 7 Il mostro (disegni di Massimo Spinelli)
# 8 Primo sangue (parte 1) : Una storia vera (disegni di Marco Stefanni)
# 1 Io sono Poseidon (disegni di Antonio Conversano)
# 2 Armonia (disegni di Antonio Conversano)
# 3 Villaggio globale (disegni di Antonio Conversano)
# 4 Le onde del destino (disegni di Antonio Conversano)
# 5 Pollice verso (disegni di Oscar Celestini)
# 6 La città sommersa (disegni di Renato Stevanato)
# 7 Il mostro (disegni di Massimo Spinelli)
# 8 Primo sangue (parte 1) : Una storia vera (disegni di Marco Stefanni)
Questo 2008 che sta per chiudersi, però, non vuole essere solo il momento giusto per festeggiare i primi dieci anni di Poseidon, ma coincide anche con la voglia di “rilanciare” la serie. Nel corso dell’anno prossimo, infatti, vorrei tornare a dedicarmi alla sceneggiatura, per completare le ultime due parti della trilogia “Primo sangue” e dell’ultima puntata della “prima stagione”. Per poi magari iniziare anche a tessere le trame per una “seconda stagione” che ho già in mente da molto tempo e in cui vorrei approfondire le figure dei comprimari introdotti finora. Sempre che i disegnatori abbiano ancora la pazienza di aspettarmi… :-)
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venerdì 28 novembre 2008
E' come se foste con me
Durante lo scorso fine settimana i miei genitori, Franca e Roberto, sono venuti a trovarmi a Modena. Mi hanno aiutato concretamente a dare un'ultima sistemata alla mia nuova casa. Mi sono stati nuovamente vicini, come è sempre stato finora. Hanno condiviso con me anche l'inizio di questa nuova tappa nella mia vita. Purtroppo di solito siamo distanti. La Calabria e l'Emilia sono separate da svariati chilometri e parecchie ore di viaggio. Anche gli impegni sono tanti per tutti noi, aumentano esponenzialmente col passare degli anni, dunque il tempo da poter passare in loro compagnia è sempre di meno. Però stare insieme a loro è sempre speciale e unico. E dato che spesso non riesco a dire quello che penso, quello che sento, quello che provo... dato che tante volte mi viene molto più facile scriverlo... dato che so di per certo che ogni tanto anche loro fanno un salto dalle parti di questo blog... questo post è dedicato solo a loro. A loro che sento sempre vicini, anche se sono fisicamente lontanti. A loro che mi fanno essere sicuro di non essere solo, di avere sempre qualcuno su cui poter contare in ogni situazione. A loro che hanno contribuito a fare di me quello che sono oggi. A loro che hanno perdonato tutti i miei tanti errori. A loro che hanno sempre assecondato le mie aspirazioni. A loro che mi hanno aiutato a realizzare i miei sogni. A loro che mi hanno regalato il mio splendido fratello, con cui mi accingo a passare parte di questo weekend. Sebbene i genitori raccontati nel video sottostante, per come sono stati dipinti, in realtà sembrino molto diversi dai miei... la canzone "PadreMadre" di Cesare Cremonini (un cantautore davvero interessante, che sto iniziando a scoprire solo adesso) è per loro: "Se una canzone che stia al posto mio non c'è, eccola qua: è come se foste con me!". Grazie di tutto, mamma e papà, vi voglio bene.
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lunedì 24 novembre 2008
Buffy a cartoni animati
Dopo aver esordito sotto forma di “B movie”, dopo essere diventata una delle serie televisive più belle e amate di tutti i tempi, prima di tornare in una nuova incarnazione inedita a fumetti… avrebbe potuto essere anche un cartone animato... Di cosa sto parlando? Ma naturalmente della mitica Buffy, l’adorata creatura di Joss Whedon che ha vissuto l’intrigante “parabola multimediale” che ho appena illustrato, “rischiando” seriamente di annoverare dopo un film, sette stagioni televisive e svariati progetti a fumetti anche una versione animata. Le prove di "Buffy, the Vampire Slayer - The animated series" inizialmente proposte nel 2002 e poi ripescate nel 2004 dalla casa di produzione cui era stato affidato il progetto, però, non convinsero la dirigenza della 20th Century Fox ed il cartone animato cadde inesorabilmente nel dimenticatoio. Ma a distanza di anni, pur essendo definitivamente sfumate tutte le possibilità di vedere i cartoon dedicati alla Cacciatrice di Vampiri, l’idea è tornata nuovamente sotto la luce dei riflettori grazie al comic-book in cui viene narrata l’ottava stagione della saga.
Il ventesimo numero di “Buffy, the Vampire Slayer – Season 8", intitolato "After These Messages . . . We’ll be right back!", in uscita negli States il 10 Dicembre, infatti, sarà ispirato proprio all'ipotetico cartone animato dedicato alla "Scooby gang". E probabilmente è proprio grazie a questo rinnovato spunto di interesse nei confronti dell’animated series mai nata, se un paio di mesi fa è stato diffuso in rete un video che ne mostra alcuni stralci, dandoci un assaggio di ciò che avrebbe potuto essere e che purtroppo mai sarà. Davvero un peccato, perché da quel poco che si ha la possibilità di visionare nel promo più in basso, il prodotto sembra carino a livello visivo e calato perfettamente nello spirito di Buffy e del suo universo narrativo, sebbene leggermente più "dark" della norma. Però almeno possiamo consolarci gustando questo breve esempio e leggendo a breve l’omaggio a fumetti creato da Jeph Loeb e Georges Jeanty, nuovo capitolo di quella sensazionale stagione 8 a fumetti di cui ho già avuto modo di parlare presentandone la versione francese e di cui presto tornerò a discutere, per illustrare le grandi soddisfazioni che mi sta regalando, con i suoi ottimi risultati sia in fatto di vendite che di giudizio della critica... :-)
domenica 2 novembre 2008
In diretta da Lucca Comics 2008
In questo momento sono a Lucca e digito dall'area stampa di Lucca Comics & Games 2008. Come ogni anno... dall'ormai lontanto Marzo del 1990, a parte un paio di forzate defezioni... partecipo con gioia alla più importante manifestazione italiana dedicata al mondo del fumetto. Quest'anno la convention non sembrava esser partita sotto i migliori auspici. Innanzitutto l'assenza di giorni festivi, con il ponte del primo di Novembre inesorabilmente fagocitato dal weekend. Poi anche la cattiva situazione metereologica, che dopo mesi e mesi di una gradita "primavera extra", ha di recente iniziato a funestare la penisola intera e sembrava dover scaricare anche sulla cittadina toscana una quantità non meglio definita di pioggia. Invece il benevolo dio del fumetto ha voluto premiare tutti i fan che hanno dedicato questo fine settimana al mondo delle nuvole parlanti. Arrivato ieri mattina in quel di Lucca insieme ad Alessio e Chiara, infatti, ho trovato ad attendermi un clima onesto ed un cielo decisamente tranquillo, che mi sta permettendo di godermi a pieno questi due giorni di relax e divertimento. A dir il vero finora non sono riuscito a fare poi tantissimo, però quel che ho fatto è stato decisamente piacevole... Le prime ore del pomeriggio di sabato le ho passate allo stand di Panini Comics, insieme a tanti amici e colleghi, "spacciando" comics in quantità industriale e avendo sopratutto l'onore di maneggiare (con estrema cura) lo splendida edizione deluxe del capolavoro "MARVELS" di Kurt Busiek & Alex Ross, ma specialmente il titanico volume della collezione Marvel Omnibus dedicata al "Daredevil di Frank Miller". E mi è sembrato qualcosa di incredibile. Se sono quì alla fiera del fumetto di Lucca, se lavoro in Panini Comics, se ho fatto dell'arte sequenziale non solo la mia più grande passione, ma anche la mia professione... lo devo proprio al Devil di Miller. Onestamente credo che se nel 1986, alla tenera età di 10 anni, io non avessi letto il numero 168 di "Daredevil", il primo interamente scritto e disegnato dal geniale Frank Miller, la mia vita sarebbe molto diversa. E trovarmi oggi a consigliare alle nuove generazioni di lettori questa pietra miliare del fumetto e della mia stessa esistenza, mi provoca sensazioni ed emozioni che è impossibile riuscire a descrivere. Specialmente non così alla svelta in questo aggiornamento volante del blog. Magari sarà il caso di tornare a parlarne meglio in futuro. Per il resto, ho passato la giornata a salutare amici di vecchia data, a chiacchierare con loro della nostra vita e di fumetti (col famoso "nerdometro" che ha avuto picchi di nerditudine non raggiunti da parecchi mesi), rischiando il collasso serale per fame (prontamente arginato a cena da un piatto di tortelloni alla lucchese e da una tagliata) e tirando sino a notte fonda nella splendida Piazza dell'anfiteatro insieme a tante persone care. Questa mattina non ho saputo resistere e, passando di fronte all'attrezzata area press della convention, ho deciso di condividere con te questa esperienza, che col passare degli anni non smette mai di divertirmi e farmi stare bene. Adesso chiudo le comunicazioni e mi getto nuovamente a capofitto fra i padiglioni del festival ed il popolo del fumetto, che sicuramente anche oggi invaderà pacificamente le strade e le tendostrutture di questa bella città, che di anno in anno continua ad accogliermi a braccia aperte e che ormai sento un pò come casa mia.
martedì 28 ottobre 2008
Macro Marco @ Cargo - Scalo 76
In contemporanea con l’uscita di “Royale Rockers: the reggae sessions” in tutti i negozi di dischi, dopo la distribuzione in compagine con “XL”, la circolazione dell'opera in un'edizione su vinile a tiratura limitata e le critiche positive raccolte su siti e riviste del settore, i Casino Royale hanno iniziato il dovuto “tour” fra radio e TV per promuovere questa loro recente creazione. Il 20 Ottobre, in particolare, è stata messa in onda su Rai Due la loro performance live nel corso della trasmissione Cargo - Scalo 76, a cui ha partecipato anche mio fratello Marco. Nel corso dell'esibizione durante questo interessante programma, che ormai da anni si dimostra la “vetrina musicale” di riferimento della televisione di stato nostrana, la band ha eseguito “Cosmic sound”, pezzo remixato proprio dal “sangue del mio sangue” col suo nome d’arte, Macro Marco, invitandolo a fare un'apparizione speciale dietro ai piatti. Per tutti quelli che ne avessero perso la messa in onda originale, ma anche per chi ha ancora voglia di ascoltare e riascoltare il brano, vedendolo eseguito dai suoi creatori al gran completo, ecco di seguito un estratto video messo a disposizione degli utenti della rete proprio sul canale YouTube di MacroBeats. E tieni d’occhio questa pagina: sono certo che si riempirà in breve tempo di altre apparizioni di Marco sulle principali emittenti nazionali e internazionali, pubbliche e private: continua così, fratellino, col talento, lo stile e la personalità che hai… “sky’s the limit”!
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domenica 26 ottobre 2008
It's "wireless", no more "homeless"
Oggi è Domenica 26 Ottobre e sono quasi le 13:00. Ma solo sull’orologio, dato che il mio stomaco non sembra curarsi del cambiamento di orario “tecnico” scattato in data odierna e reclama a gran voce un pasto. In quel di Modena è una bella giornata. Pur essendo ormai alle porte di Novembre, la temperatura è decisamente gradevole, grazie al sole radioso che brilla alto in un cielo terso e rassicurante. In questo momento sono nello splendido chiostro della Biblioteca Delfini e sono connesso al web attraverso il servizio wireless offerto dalla rete civica del comune. Un sistema affidabile e praticamente gratuito, che permette di proiettarsi sulla rete attraverso il segnale diramato in alcuni fra i punti più strategici e architettonicamente apprezzabili della città. Un segno di estrema civiltà e modernità, in una città che si dimostra ancora una volta all’avanguardia e “a misura d’uomo”, attenta com’è alle esigenze dei suoi abitanti. Dopo più di un’ora passata a navigare, purtroppo il mio laptop inizia a dare preoccupanti segni di batteria scarica, dunque non potrò dilungarmi molto. Ma avevo davvero voglia di tornare a far capolino, sebbene con un veloce "mordi e fuggi", sulle pagine del blog per aggiornarti sugli stravolgimenti che si sono di recente abbattuti sulla mia vita.
Le settimane appena trascorse sono state decisamente intense e difficili. Un dato essenziale, su tutti, che mi va di condividere con te. Dalla tranquillità e sicurezza abitativa che ero riuscito a costruirmi negli ultimi anni, a partire da Ottobre mi sono trovato improvvisamente senza una casa. A dir il vero, inizialmente pensavo di aver svoltato con una bella sistemazione. Un bilocale carino e tutto per me, proprio come lo stavo cercando, in una delle zone più animate e vive della città, anche molto vicino alla casa che ho condiviso con altri coinquilini negli ultimi quattro anni. Ma… subito dopo aver firmato il contratto… questo nuovo appartamento mi ha mostrato i suoi "lati oscuri" ed alcuni pesanti vizi nascosti, che me l'hanno mostrato per quello che era davvero: un luogo per me invivibile, sia dal punto di vista fisiologico che psicologico. Una grande delusione, oltre che una fonte di ansia e angoscia non indifferenti. Decidermi a lasciare quel posto dopo soli due giorni, subito dopo aver completato il trasloco, non è stato affatto facile. Ma è stata la cosa più saggia e giusta da fare, se volevo sperare in una quotidianità serena. Dunque sono ufficialmente diventato un "senza fissa dimora". Finora non avevo mai avuto problemi di questo genere. Probabilmente in passato ero stato molto fortunato, nei miei vari spostamenti in giro per l’Italia, ma la casa l’ho sempre data come un fatto scontato. Solo trovarmi in una situazione inattesa di “homeless”, invece, mi ha fatto scoprire quanto sia importante, anzi… fondamentale… per poter costruire la propria vita e progettare il futuro. Se sono riuscito a riprendermi ed a "cadere in piedi" lo devo specialmente al supporto della mia famiglia e di quegli amici veri che per fortuna mi circondano, da Sandra a Ale e Chicca, passando per Marco e per tutti quelli che si sono sorbiti le mie paranoie. E che mi hanno aiutato, non solo a parole, a superare questo momento di crisi. Adesso sono riuscito a trovare una nuova sistemazione e sono convinto che possa fare al caso mio. Devo ancora terminare il trasloco, che a conti fatti sarà il terzo in poco più di tre settimane. E devo anche iniziare a personalizzare il tutto, aggiungendo un paio di tocchi per rendere la casa totalmente funzionale alle mie esigenze. Ma credo di aver trovato il luogo adatto per continuare a vivere nel cuore pulsante della città e tornare a essere me stesso, pur con la voglia di evolvermi e cambiare ancora. Perché questa… che adesso riesco a raccontare in maniera obiettiva e razionale… è stata un’esperienza che mi ha profondamente segnato e da cui spero almeno di trarre più di una buona lezione per il futuro.
A breve riprenderò ad essere connesso anche da casa, ma fino ad allora e forse anche dopo... sicuramente fino a quando il (bel) tempo sarà dalla mia parte... continuerò comunque a digitare e a collegarmi al web da questi splendidi spazi comuni all’aperto, che danno una sensazione diversa e davvero piacevole nel proiettarsi sulla rete.

Il chiostro della Biblioteca Delfini di Modena, foto tratta da http://www.flickr.com/photos/mulaohu/
Le settimane appena trascorse sono state decisamente intense e difficili. Un dato essenziale, su tutti, che mi va di condividere con te. Dalla tranquillità e sicurezza abitativa che ero riuscito a costruirmi negli ultimi anni, a partire da Ottobre mi sono trovato improvvisamente senza una casa. A dir il vero, inizialmente pensavo di aver svoltato con una bella sistemazione. Un bilocale carino e tutto per me, proprio come lo stavo cercando, in una delle zone più animate e vive della città, anche molto vicino alla casa che ho condiviso con altri coinquilini negli ultimi quattro anni. Ma… subito dopo aver firmato il contratto… questo nuovo appartamento mi ha mostrato i suoi "lati oscuri" ed alcuni pesanti vizi nascosti, che me l'hanno mostrato per quello che era davvero: un luogo per me invivibile, sia dal punto di vista fisiologico che psicologico. Una grande delusione, oltre che una fonte di ansia e angoscia non indifferenti. Decidermi a lasciare quel posto dopo soli due giorni, subito dopo aver completato il trasloco, non è stato affatto facile. Ma è stata la cosa più saggia e giusta da fare, se volevo sperare in una quotidianità serena. Dunque sono ufficialmente diventato un "senza fissa dimora". Finora non avevo mai avuto problemi di questo genere. Probabilmente in passato ero stato molto fortunato, nei miei vari spostamenti in giro per l’Italia, ma la casa l’ho sempre data come un fatto scontato. Solo trovarmi in una situazione inattesa di “homeless”, invece, mi ha fatto scoprire quanto sia importante, anzi… fondamentale… per poter costruire la propria vita e progettare il futuro. Se sono riuscito a riprendermi ed a "cadere in piedi" lo devo specialmente al supporto della mia famiglia e di quegli amici veri che per fortuna mi circondano, da Sandra a Ale e Chicca, passando per Marco e per tutti quelli che si sono sorbiti le mie paranoie. E che mi hanno aiutato, non solo a parole, a superare questo momento di crisi. Adesso sono riuscito a trovare una nuova sistemazione e sono convinto che possa fare al caso mio. Devo ancora terminare il trasloco, che a conti fatti sarà il terzo in poco più di tre settimane. E devo anche iniziare a personalizzare il tutto, aggiungendo un paio di tocchi per rendere la casa totalmente funzionale alle mie esigenze. Ma credo di aver trovato il luogo adatto per continuare a vivere nel cuore pulsante della città e tornare a essere me stesso, pur con la voglia di evolvermi e cambiare ancora. Perché questa… che adesso riesco a raccontare in maniera obiettiva e razionale… è stata un’esperienza che mi ha profondamente segnato e da cui spero almeno di trarre più di una buona lezione per il futuro.
A breve riprenderò ad essere connesso anche da casa, ma fino ad allora e forse anche dopo... sicuramente fino a quando il (bel) tempo sarà dalla mia parte... continuerò comunque a digitare e a collegarmi al web da questi splendidi spazi comuni all’aperto, che danno una sensazione diversa e davvero piacevole nel proiettarsi sulla rete.

Il chiostro della Biblioteca Delfini di Modena, foto tratta da http://www.flickr.com/photos/mulaohu/
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martedì 14 ottobre 2008
Temporary offline
Come forse avrai già avuto modo di intuire dalla data del messaggio precedente, pubblicato la bellezza di 18 giorni orsono, e come confermato ufficialmente dal titolo di questo post odierno, purtroppo al momento sono "temporary offline". Un disgraziato "triplo trasloco carpiato" non ancora concluso ed una serie di eventi sfortunati in cui mi sono trovato mio malgrado coinvolto negli ultimi tempi, infatti, mi costringono attualmente ad una condizione di "homeless", dunque privo di fissa dimora e di connessione al web. Mi dilungherò a spiegare i perchè ed i percome di questa strana situazione quando... innanzitutto sarò riuscito a capirli bene ed a "metabolizzarli" pure io, ma specialmente quando le cose si saranno tranquillizzate e sarò nuovamente proiettato sulla rete dalla mia nuova casa. Però ho comunque pensato di tornare a "manifestarmi" sul mio blog per farti sapere che ancora esisto. E anche per tranquillizzare tutti gli amici che, notata la mia prolungata ed insolita assenza dal web, hanno iniziato a scrivermi o a telefonarmi per sapere se fosse tutto OK. In realtà non è (ancora) tutto OK al 100%, ma spero che lo sarà a breve e... quantomeno posso affermare di essere ancora vivo (toccando ferro e anche qualcosina in più)! Dunque non temere: come direbbe un noto Terminator modello T-800... "I'll be back"!
sabato 27 settembre 2008
Heroes 3? Villains!
Lo aspettavo da mesi e, finalmente, Lunedi 22 Settembre... come a volermi fare un regalo di compleanno con leggerissimo ritardo... è iniziato il terzo volume di "Heroes". Da amante di comics e TV series americane, naturalmente non potevo non appassionarmi a questa serie televisiva, in cui Tim Kring e la sua squadra di sceneggiatori e registi sono riusciti a portare sul piccolo schermo una versione avvincente, moderna e "realistica" del "mito del super-eroe".
Il serial è immediatamente diventato un successo di portata planetaria e alla prima stagione ha fatto subito seguito una seconda, che però è stata condizionata e snaturata dal noto sciopero degli screenwriters statunitensi, che ha costretto a sospendere numerosi prodotti destinati al circuito televisivo. I creatori di "Heroes", piuttosto che interrompere "Volume 2" a metà, lasciando gli spettatori in sospeso per chi sa quanto tempo, hanno preferito far modificare drasticamente la stesura dei soggetti, "comprimendo" la saga in sole 11 puntate al posto delle 24 previste e cancellando anche una serie spin-off inizialmente prevista. Pur restando una storia interessante ed appassionante, purtroppo la narrazione risulta chiaramente "mozzata", dandole un senso di "incompletezza". E questa strana sensazione, questo avvertire che "manca qualcosa", diventa ancora più palese dopo aver visto le prime due puntate della terza stagione: in soli due episodi sono svelate molte più verità e vengono cambiate molte più carte in tavola di quanto sia stato fatto in tutta la seconda (mezza) stagione.

Se il buongiorno si vede davvero dal mattino, non c'è che aspettarsi grandi cose da questa nuova serie, che consolida la struttura che ne ha decretato il successo, ma con una cura ancora maggiore per i particolari, molta esperienza in più e, probabilmente, anche un budget più alto per gli effetti speciali. Che però continuano a essere uno strumento, non un fine: sono ancora la spettacolare maniera in cui riusciamo a conoscere sempre meglio i protagonisti e che rendono sempre più avvicente seguire gli sviluppi della loro esistenza. In "Volume 1: Genesis" siamo stati condotti per mano nel cuore della vicenda e abbiamo conosciuto tutti gli eroi, uniti per evitare la prima catastrofe, un'esplosione atomica nel cuore di NY, che avrebbe portato lo scompiglio sul pianeta. In "Volume 2: Generations" abbiamo iniziato a capire che quella dei nostri giorni non è stata la prima generazione di eroi, ma che lo schema in cui si muovono è molto più vasto e problematico, assistendo al secondo salvataggio del mondo, nel tentativo di impedire la diffusione di un terribile virus letale. In "Volume 3: Villains" lo scenario muta radicalmente ancora una volta. Nuovi personaggi vengono introdotti, altri scompaiono. Alcuni eroi iniziano a mostrare il loro vero volto, alcuni appaiono sotto una forma completamente diversa. I poteri di qualcuno dimostrano di nascondere molto più di ciò che potevamo pensare, i loro legami familari vengono completamente rimessi in discussione. E scendiamo nell'inferno del "Livello 5", in cui la Compagnia tiene prigionieri i mutanti più pericolosi e cattivi che ha catturato negli anni. Mostri di malvagità forse addirittura più pericolosi dello stesso Sylar. Villains che riescono a fuggire dalla loro prigione e sono nuovamente liberi di seminare morte e distruzione, sebbene controllati inconsapevolmente da uno strano infiltrato...

Ho visto Heroes 3x01 "The second coming" e 3x02 "The butterfly effect" tutti d'un fiato, non riuscendo a pensare ad altro per l'intera serata e a visione terminata... ne avrei voluti ancora! Ma a parte questo sono rimasto davvero molto soddisfatto e già muoio dalla curiosità di scoprire come proseguirà la storia, con tutti i suoi intrighi ed i suoi cambi di prospettive. Oltretutto, i miei personaggi preferiti sono sempre stati Peter Petrelli, Claire Bennet e Niki Sanders, che sembrano destinati a continuare il loro ruolo di protagonisti, attorno a cui ruotano le vicende più importanti. Pur non essendo più gli stessi, nel vero senso della parola. Cioè... continuano ad esserci, ma non sono proprio quelli che avevamo imparato a conoscere...
Prima di lasciarti al trailer ufficiale della terza serie sottotitolato in italiano, se anche tu hai voglia di accingerti alla visione di "Volume 3" in real time con gli Stati Uniti, ti consiglio di vedere le prime due stagioni. Se già l'hai fatto, potresti dare una veloce ripassata attraverso i riassunti ed il materiale messo a disposizione sullo splendido sito "Heroes Ita". Se, invece, non hai mai seguito regolarmente il serial... pentiti (!) e sappi che la seconda stagione è attualmente trasmessa su Italia 1 ogni Domenica in seconda serata, ma anche che on line è già disponibile gratuitamente in streaming Heroes "Volume 1", versione completa e in italiano!
Il serial è immediatamente diventato un successo di portata planetaria e alla prima stagione ha fatto subito seguito una seconda, che però è stata condizionata e snaturata dal noto sciopero degli screenwriters statunitensi, che ha costretto a sospendere numerosi prodotti destinati al circuito televisivo. I creatori di "Heroes", piuttosto che interrompere "Volume 2" a metà, lasciando gli spettatori in sospeso per chi sa quanto tempo, hanno preferito far modificare drasticamente la stesura dei soggetti, "comprimendo" la saga in sole 11 puntate al posto delle 24 previste e cancellando anche una serie spin-off inizialmente prevista. Pur restando una storia interessante ed appassionante, purtroppo la narrazione risulta chiaramente "mozzata", dandole un senso di "incompletezza". E questa strana sensazione, questo avvertire che "manca qualcosa", diventa ancora più palese dopo aver visto le prime due puntate della terza stagione: in soli due episodi sono svelate molte più verità e vengono cambiate molte più carte in tavola di quanto sia stato fatto in tutta la seconda (mezza) stagione.

Se il buongiorno si vede davvero dal mattino, non c'è che aspettarsi grandi cose da questa nuova serie, che consolida la struttura che ne ha decretato il successo, ma con una cura ancora maggiore per i particolari, molta esperienza in più e, probabilmente, anche un budget più alto per gli effetti speciali. Che però continuano a essere uno strumento, non un fine: sono ancora la spettacolare maniera in cui riusciamo a conoscere sempre meglio i protagonisti e che rendono sempre più avvicente seguire gli sviluppi della loro esistenza. In "Volume 1: Genesis" siamo stati condotti per mano nel cuore della vicenda e abbiamo conosciuto tutti gli eroi, uniti per evitare la prima catastrofe, un'esplosione atomica nel cuore di NY, che avrebbe portato lo scompiglio sul pianeta. In "Volume 2: Generations" abbiamo iniziato a capire che quella dei nostri giorni non è stata la prima generazione di eroi, ma che lo schema in cui si muovono è molto più vasto e problematico, assistendo al secondo salvataggio del mondo, nel tentativo di impedire la diffusione di un terribile virus letale. In "Volume 3: Villains" lo scenario muta radicalmente ancora una volta. Nuovi personaggi vengono introdotti, altri scompaiono. Alcuni eroi iniziano a mostrare il loro vero volto, alcuni appaiono sotto una forma completamente diversa. I poteri di qualcuno dimostrano di nascondere molto più di ciò che potevamo pensare, i loro legami familari vengono completamente rimessi in discussione. E scendiamo nell'inferno del "Livello 5", in cui la Compagnia tiene prigionieri i mutanti più pericolosi e cattivi che ha catturato negli anni. Mostri di malvagità forse addirittura più pericolosi dello stesso Sylar. Villains che riescono a fuggire dalla loro prigione e sono nuovamente liberi di seminare morte e distruzione, sebbene controllati inconsapevolmente da uno strano infiltrato...

Ho visto Heroes 3x01 "The second coming" e 3x02 "The butterfly effect" tutti d'un fiato, non riuscendo a pensare ad altro per l'intera serata e a visione terminata... ne avrei voluti ancora! Ma a parte questo sono rimasto davvero molto soddisfatto e già muoio dalla curiosità di scoprire come proseguirà la storia, con tutti i suoi intrighi ed i suoi cambi di prospettive. Oltretutto, i miei personaggi preferiti sono sempre stati Peter Petrelli, Claire Bennet e Niki Sanders, che sembrano destinati a continuare il loro ruolo di protagonisti, attorno a cui ruotano le vicende più importanti. Pur non essendo più gli stessi, nel vero senso della parola. Cioè... continuano ad esserci, ma non sono proprio quelli che avevamo imparato a conoscere...
Prima di lasciarti al trailer ufficiale della terza serie sottotitolato in italiano, se anche tu hai voglia di accingerti alla visione di "Volume 3" in real time con gli Stati Uniti, ti consiglio di vedere le prime due stagioni. Se già l'hai fatto, potresti dare una veloce ripassata attraverso i riassunti ed il materiale messo a disposizione sullo splendido sito "Heroes Ita". Se, invece, non hai mai seguito regolarmente il serial... pentiti (!) e sappi che la seconda stagione è attualmente trasmessa su Italia 1 ogni Domenica in seconda serata, ma anche che on line è già disponibile gratuitamente in streaming Heroes "Volume 1", versione completa e in italiano!
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