venerdì 5 giugno 2009

Musica, quando stai bene in armonia con il mondo

Dopo averti mostrato il più recente "lato hip hop di Macro Beats", con cui mio fratello Marco è tornato alle origini ed al suo primo amore musicale, adesso è arrivato nuovamente il momento di associare il "marchio" Macro Marco alle sonorità più tipicamente reggae che lo stanno rendendo famoso.

Musica: Macro Marco, Gioman e Killacat

Ad offrirmene l'occasione è l'uscita del nuovo CD di Gioman e Killacat, intitolato "Block Notes". Anche questo lavoro dei "dance hall soldiers" catanzaresi, infatti, è prodotto dall'etichetta di mio fratello e spicca immediatamente nel panorama delle uscite reggae nostrane per originalità e qualità. Questa unione di forze totalmente calabre, infatti, ha dato vita ad un'alchimia molto particolare, che si concretizza in sedici pezzi potenti e trascinanti. Gioman e Killacat si trovano a loro agio sulle tutte le basi ed i diversi ritmi, ci viaggiano sopra in maniera molto naturale e fluida. Le voci dei due cantanti, molto diverse fra loro, riescono ad esplorare tutte le sfaccettature del genere, compensandosi e completandosi a vicenda. I testi interessanti e le metriche sempre calibrate, inoltre, si fondono alla musica in un messaggio sonoro denso e convincente, che sicuramente si farà presto ascoltare e ballare nelle serate di tutta Italia.


Il primo singolo estratto dal disco è "Musica", una trascinante e ritmata dichiarazione d'amore nei confronti di quella forma d'arte senza cui la vita di tutti noi sarebbe molto più povera e triste. Propongo di seguito proprio il video ufficiale di questa canzone, in rotazione già da tempo in rete e su "All Music", che mostra una "musicale" passeggiata nello storico quartiere San Lorenzo di Roma e vede la divertita e divertente partecipazione speciale dell'attore Andrea Rivera.


domenica 31 maggio 2009

"Stella": la fiducia secondo Salvatores

"PerFiducia" è un progetto cinematografico promosso da Intesa Sanpaolo "nell'intento di raccontare le forze positive e vitali che animano il nostro Paese". Per riuscire in questa interessante finalità, sono stati chiamati a realizzare tre cortometraggi alcuni fra i più importanti registi italiani contemporanei: Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino. Ciascun director ha interpretato il tema della fiducia, della possibilità di riuscire a superare i momenti difficili anche grazie all'aiuto del nostro prossimo, filtrandolo attraverso il suo stile e la propria personalità, dando così vita a tre brevi film davvero molto diversi fra loro.

Cinema: Stella

Quello che mi ha colpito di più è sicuramente "Stella" di Gabriele Salvatores. Il regista premio Oscar riversa in questo corto tutti gli elementi tipici della sua cinematografia, sia per quel che concerne le atmosfere e le suggestioni, che per le scelte tecniche di fotografia, montaggio e movimenti di macchina. La storia, interpretata da Tania Garibba e Roberta Rovelli, è intensa e toccante. Il regista la racconta in maniera poetica e raffinata, riuscendo a catalizzare l'attenzione ed a stupire, grazie ad una costruzione molto attenta dei particolari e delle sfumature, in un crescendo capace di ribaltare sul finale tutte le carte in tavola. "Stella" è un vero e proprio concentrato dell'idea che Gabriele Salvatores ha del cinema ed è un piccolo gioiello da ammirare e studiare. Dunque nella playlist sottostante ho pensato di raccogliere non solo lo splendido cortometraggio in versione integrale, ma anche il backstage della pellicola, che permette di capire meglio cosa c'è dietro alla genesi di un piccolo capolavoro.

domenica 24 maggio 2009

Abbiamo solamente…

Mi è già capitato in passato di presentarti i lavori di mio fratello Marco, meglio conosciuto sulla scena reggae ed hip hop italiana ed europea come Macro Marco. Negli ultimi tempi molti dei suoi progetti e delle sue idee hanno preso concretamente forma in una serie di produzioni già disponibili e che stanno riscuotendo un interessante successo. Per provare a “mettere ordine” nella mole di tutto questo materiale distribuito quasi in contemporanea, pubblico oggi il primo dei miei “aggiornamenti Macro Beats”, ad uso e consumo di chi segue abitualmente il blog, ma anche di chi scoprirà il mio spazio web proprio andando alla ricerca di informazioni su queste novità musicali.

Musica: Ghemon e Macro Marco

Inizio in ordine cronologico, pubblicando il video di “Abbiamo solamente”, il primo estratto dall’album “E poi, all’improvviso, impazzire” di Ghemon & The Love 4tet. Un disco che sfoggia la bellezza di 21 tracce, in cui Ghemon si dimostra sempre capace di scrivere bei testi e viaggiare sui differenti beat in maniera eclettica, con un stile personale e già ben riconoscibile, ma al tempo stesso capace di creare atmosfere e contesti diversi. Un disco fatto di belle basi e bei testi, scritti e cantati da un ottimo autore, che piacerà sicuramente a tutti gli amanti del buon rap italiano, con alcuni pezzi particolarmente radiofonici ed orecchiabili, che potrebbero riuscire a sorpassare i confini del panorama indy e del pubblico di genere, per proiettarsi su una scena molto più ampia.


“Abbiamo solamente” è sicuramente uno di questi, anche grazie al traino generato dall’omonimo videoclip presentato più in basso, realizzato da Martina Di Tommaso e Dario Di Mella, autori di una sorta di trilogia che andrò a completare nelle prossime settimane. Ma se non vuoi aspettare i miei update "col contagocce" e se ancora non li hai visti nemmeno in TV in rotazione sempre più costante su “All Music”, puoi andare direttamente sul canale ufficiale di Macro Beats su YouTube, in cui sono sempre disponibili in anteprima tutti i contenuti video legati in qualche modo all’etichetta.



domenica 17 maggio 2009

Un chiodo nel cervello

Dalla puntata di “Parla con me”, la trasmissione condotta da Serena Dandini, andata in onda su Rai Due nella giornata di Martedi 12 Maggio, ecco “Il dolore è una droga…" di Ascanio Celestini, un video che ha bisogno di pochi commenti. Un monologo agrodolce, divertente ed al tempo stesso amaro, raffinato e denso di contenuti. Un pezzo da vedere con attenzione e su cui fermarsi a riflettere, perché “sbatte in faccia” in maniera surreale ed allegorica tutta una serie di verità scomode che si incrociano e si sovrappongono, collegando fra loro con estrema arguzia e sensibilità problematiche che ad un’analisi superficiale potrebbero non sembrare interconnesse fra loro. Ci sarebbe molto da dire sull’eclettico autore al centro di questo aggiornamento e probabilmente lo farò a breve, quando avrò terminato di leggere il suo ultimo libro, “Lotta di classe”, ma, almeno per una volta, voglio essere breve e lasciarti immediatamente alla visione di questo gioiello, nella speranza che sempre meno persone al mondo si ritrovino a non fregarsene di niente e di nessuno perché hanno “un chiodo nel cervello”...

PS: riesco a presentare questo video grazie allo splendido canale ufficiale su YouTube della RAI, in cui la TV di stato mette gratuitamente a disposizione degli utenti una marea di contenuti davvero interessanti, estrapolati da tutta la sua programmazione. Da visitare periodicamente, alla scoperta di tutte le “chicche” selezionate da “mamma RAI” per il popolo del web!

domenica 10 maggio 2009

Blade e la Casa di Chthon

Qualche giorno fa ho finito di vedere la serie televisiva dedicata a “Blade”. Il personaggio creato da Marv Wolfman per i fumetti della Marvel agli inizi degli anni ’70 è tecnicamente parlando un “diurno”. Quando una donna incinta viene “corrotta” dal morso di un vampiro, ma da alla luce suo figlio mentre ancora la sua trasformazione non è completa, nasce un essere in bilico fra gli essere umani ed i vampiri. Un ibrido che possiede tutti i poteri degli immortali, ma ha ancora un’anima e non è afflitto dalle loro debolezze. Dunque è dotato di forza sovraumana, sensi sviluppati all’inverosimile e della capacità di guarire da qualsiasi ferita, ma non teme l’aglio, l’argento e specialmente la luce del sole. Al tempo stesso, però, anche questi rarissimi “punti di congiunzione” fra le due specie sono divorati dalla “sete”, la necessità di nutrirsi di sangue umano per sopravvivere. Come detto poco fa, Blade è un diurno ed ha deciso di dedicare la sua vita ad una missione: cacciare e uccidere qualsiasi vampiro, servendosi di una fitta rete di informatori e aiutanti, per vendicare la morte di sua madre e liberare il mondo da questa oscura piaga. Per resistere alla “sete”, il cacciatore si inietta periodicamente un siero speciale, che gli consente di liberarsi di questo suo ultimo retaggio vampiresco e lo affranca dalla necessità di cibarsi di sangue, ma lo rende una sorta di “tossico”, dipendente dall’assunzione del sostituto chimico.

Serial TV: Blade

Blade è un personaggio che è già riuscito a superare i confini dell’industria del fumetto e proiettarsi a livello multimediale su un piano molto più vasto, dato che ha generato dal 1998 al 2004 una saga di tre film, in cui il ruolo del protagonista è stato interpretato dall’icona Wesley Snipes. La serie televisiva nasce e si ambienta proprio dopo l’ultimo capitolo della trilogia, riprendendo dai film numerosi elementi e caratteristiche. Alla fine della pellicola intitolata "Trinity", infatti, Blade riesce a liberare un virus che dovrebbe portare all’estinzione della stirpe di Dracula. Ma sembra proprio che non abbia funzionato secondo quanto promesso, perché nel pilot della serie, in cui viene citato spesso il suo predecessore per il grande schermo, troviamo ancora il diurno alla caccia dei tanti vampiri sopravvissuti all’arma chimica. Ora più che mai, la comunità dei vampiri è impostata su una sorta di “scala alimentare gerarchica” ed è divisa in diverse “casate”. Ciascuna di esse è presieduta dai pochi “puro sangue” sopravvissuti, esseri che sono nati vampiri e che estendono il loro dominio di terrore affidandosi ai “vampiri di seconda generazione” che hanno morso e trasformato. Questi ultimi, a loro volta, operano sul territorio ed alla luce del sole, letteralmente parlando, attraverso i loro “famili”, normali esseri umani che servono ciecamente i loro signori per denaro o sperando di essere un giorno premiati con un morso che li renda immortali. L’attenzione di Blade (adesso interpretato da Kirk "Sticky Fingaz" Jones) è dedicata proprio ad una di queste enclavi, la “Casa di Chthon”, ed in particolare alla sua sede di stanza a Detroit. Sembra che qui il vampiro Marcus Von Sciver, la sua protetta Chase e tutta la loro equipe stiano progettando qualcosa di molto importante: il vaccino “Aurora” che libererà i vampiri da tutte le loro vulnerabilità e… consentirà loro di affrontare anche la luce del giorno. Ma forse la verità non è proprio questa… Chthon ed I suoi adepti, in quello stesso periodo, attirano anche Krista Starr (Jill Wagner), una reduce dalla guerra in Iraq. La morte di suo fratello sembra legata proprio all’organizzazione di Von Sciver ed il soldato inizia ad indagare, ma arriverà troppo vicina alla verità e finirà per essere “vampirizzata”. Ma prima di abbandonarsi completamente alla sua nuova natura e cedere alle tenebre, Krista avrà la fortuna di incontrare Blade, che le insegnerà come controllare la sua “sete” e stringerà con lei un patto di collaborazione: la nuova “vampira buona”, infatti, sarà proprio l’infiltrato di Blade nella casa di Chthon.

Serial TV: Blade, il cast completo

“Blade” per me si è rivelata una (mini) serie televisiva abbastanza interessante. Non è di certo entrata nell'olimpo delle mie favorite, ma è comunque un “action thriller” oscuro e movimentato, in cui viene anche tentato un interessante mix di generi diversi. All’aspetto fantastico, infatti, è affiancato un trattamento da poliziesco, in cui i nemici sono sì vampiri, che possono essere sconfitti solo dopo cruente battaglie e si polverizzano sotto i colpi di Blade, ma agiscono come organizzazioni criminali ben strutturate. Lo scopo resta sempre quello di nutrirsi di sangue umano e imporre il dominio della loro specie, ma tutto viene organizzato e gestito dietro ad una patina di “normalità in doppio petto”, con società “pulite” e rispettate, magari anche quotate in borsa, dietro cui celarsi. La tensione è alta per tutta la serie e la trama viene portata a compimento in maniera precisa e puntuale, senza “cadute di tono” o momenti di stanca. I vari personaggi sono ben delineati e compiono un processo di maturazione molto naturale e ben strutturato. Anche le scene d’azione e gli effetti speciali sono di tutto rispetto, con sequenze spettacolari e tecnicamente ben realizzate, specialmente negli scontri corpo a corpo fra Blade e le sue nemesi. Sebbene non sia un capolavoro, la serie si fa vedere in maniera piacevole e alla fine di ogni episodio lascia quella strana curiosità di voler subito sapere cosa succederà nella puntata successiva. L’unica grande pecca del prodotto è la fotografia, davvero di scarsa qualità. Nella ricerca di atmosfere particolarmente oscure e dark, purtroppo le luci sono sempre troppo basse e le scene non vengono nemmeno supportate da tonalità fredde, che ne avrebbero migliorato la fruizione senza snaturarle. Questa scelta "ad oltranza" porta con se scene a tratti incomprensibile, con ambienti “illuminati” talmente poco e talmente male da costringere lo spettatore a provare ad “intuire” cosa stia succedendo, invece che vederlo.

Serial TV: Blade - The series

E forse è proprio questa pecca ad aver limitato il successo di “Blade” in TV. La serie televisiva, infatti, è composta da un pilot doppio e da undici episodi, che ormai è possibile trovare raccolti in un cofanetto DVD, ma non ha mai dato vita ad un seguito, come invece si poteva sperare, visti i presupposti e la trilogia filmica di successo alle sue spalle. La produzione, oltretutto, era stata affidata dal canale via cavo Spike TV proprio alla New Line Television, divisione per il piccolo schermo dello stesso studio che aveva già curato i tre film. Anche a livello di script erano stati chiamati lo sceneggiatore David Goyer, autore di tutti i tre capitoli per il cinema, e Geoff Johns, uno dei più importanti scrittori di fumetti super-eroistici del momento. Il duo ha svolto bene il proprio compito, ma forse ha contribuito al non grande successo della produzione con alcune scelte, condizionate dai pochi episodi a disposizione e dalla natura ibrida del prodotto, volutamente in bilico tra fantastico e poliziesco. Nella serie, infatti, vengono introdotti numerosi elementi narrativi legati alla storyline principale, che finiscono quasi per totalizzare la scena ed “esaurire” il tempo a disposizione. Ma forse si è dimenticato che il successo dei polizieschi sta anche nel riuscire a creare di volta in volta puntate che siano godibili in maniera a se stante, episodi quasi “autoconclusivi”, possibili da estrapolare dalla “continuity” di fondo. Gli autori ci riescono solo in un paio di occasioni e così forse finiscono per “condannare” il “progetto televisivo Blade” a diventare quasi un (godibilissimo) “film extra lungo” piuttosto che un prodotto seriale di successo.


domenica 19 aprile 2009

Il Fattore X

Questa sera su Rai Uno verrà trasmessa in “prime time” la puntata finale del talent show “XFactor”, una gara canora televisiva fra nuove proposte, in cui il “fattore x” dovrebbe essere identificato nel talento musicale e nella capacità scenica di “stare sul palco”. Questa è la seconda edizione del programma, che al suo primo anno è riuscito a lanciare sul mercato Giusy Ferreri, interprete del brano tormentone “Non ti scordar mai di me”. Ma il suo successo, “forse” spinto anche dalla preziosa produzione di "un certo" Tiziano Ferro (questo nome non mi è nuovo...), si è dimostrato più duraturo di una semplice “infatuazione televisiva” e dall’album della cantante sono stati estratti anche altri singoli molto passati dalle radio. E la storia della Ferreri al primo “XFactor” non è stata neppure delle più lineari e vincenti: ripescata solo in una session di provini successiva all’inizio del programma, è riuscita ad arrivare in finale, ma non ha vinto. Non ho visto praticamente nulla della prima edizione, ma i suoi risultati, specialmente la capacità di segnalare dal nulla una voce così particolare, mi hanno spinto a seguire con curiosità la puntata inaugurale della nuova serie. E devo ammettere di essermi decisamente appassionato al contesto musicale del programma ed all’avventura vissuta dai concorrenti.

TV: XFactor

La struttura di questo format internazionale è semplice e divertente. Dopo una marea di provini (si parla addirittura di circa 30.000 audizioni) vengono selezionate due dozzine di cantanti, che sono divisi in tre categorie (under 25, gruppi e over 25), entrano in una sorta di “laboratorio musicale” e per una settimana vengono preparati dai loro vocal couch a interpretare i brani con cui si esibiranno live durante lo show settimanale in diretta. Dopodiché sta al pubblico da casa premiare tramite telefonate e sms i propri concorrenti preferiti: i due meno votati vanno al ballottaggio finale, in cui sono i tre giudici a decidere chi “salvare” fra i due. In palio, un contratto discografico di ben 300.000 € con una major, ma anche la possibilità di mettersi in mostra in una vetrina davvero unica. Però chiariamo subito una questione: sebbene il programma sia strutturato come un “reality show”, con il meccanismo “voto / nomination / eliminazione”, un appuntamento settimanale in prima serata ed alcuni “day time” quotidiani, in realtà è tutt’altra cosa. Perché rispetto ai tanti tizi dei reality, che non hanno alcun tipo di merito o qualità particolare, al di là del narcisismo e della capacità di esprimere il nulla cosmico aleggiante nelle loro menti, “XFactor” è una trasmissione che affonda le sue radici in un grande talento specifico, quello musicale, "spettacolare" e canoro, un vero e proprio "dono" che ha benedetto i suoi protagonisti. Che lo dimostrano anche con coreografie, esibizioni unplugged, duetti con ospiti speciali, eventi paralleli e tanto altro, sino all’emozionata presentazione dei loro pezzi inediti nel corso della semifinale. Tutto ciò, comunque, è successo sino alla puntata precedente, dato che il meccanismo della finale non prevede alcuna eliminazione e vedrà esclusivamente le esibizioni e l’elezione del vincitore di questa edizione. E non è l’unica differenza, dato che finora “XFactor” è sempre stato trasmesso su Rai Due, mentre la grande puntata conclusiva di stasera sarà di scena su Rai Uno, anche a premiare il grande successo ottenuto da questa edizione. Ovvero “La musica batte sempre sul Due! Ma anche no… ogni tanto batte sull’Uno”, modulando il “teaser” del simpatico e bravo Francesco Facchinetti, si… proprio “il figlio dei Pooh”… che è molto bravo nel suo ruolo... diciamo pure decisamente meglio come conduttore che come cantante (ma non ci voleva molto).

TV: Simona Ventura, Mara Maionchi e Morgan

Cosa mi ha preso di questo “XFactor”? Essenzialmente la musica, che è totalmente al centro del programma. Tutto gira intorno ad essa e se ne si è appassionati la trasmissione non può che piacere. Anche per scoprire i retroscena di un’esibizione, per capire come vengono preparate le performance, per vedere in che modo nasce e viene portata a termine un’esibizione. Oltretutto, molti dei cantanti selezionati hanno sfoggiato ottime qualità vocali e si sono dimostrati simpatici ed interessanti anche come “personaggi”, sebbene nella loro semplicità di esordienti. Tanto da spingermi a vedere sempre anche la striscia quotidiana su Rai Quattro, per seguire l’assegnazione dei brani, l’analisi delle esibizioni, le prove e tutte le attività legate alla “creazione” di cantanti capaci di salire su un palco, reggere la scena e “affrontare” il pubblico. Sempre senza dimenticare che la vera regina resta e sempre sarà la loro voce. Inizialmente, a dire il vero, ero leggermente indisposto dall’atteggiamento litigioso ed aggressivo dei tre giudici / allenatori, chiamati a rappresentare le diverse anime del panorama musicale moderno: la produttrice Mara Maionchi, il musicista Morgan e la conduttrice televisiva Simona Ventura. Credo che fosse tutto debitamente studiato a tavolino e che i tre in qualche modo “recitassero a soggetto”, per attirare l’attenzione e perché la “TV gridata”, purtroppo, esercita un malsano fascino sulle masse e garantisce audience. Ma per fortuna questo “elemento di disturbo” è andato lentamente scemando e, dopo inutili parolacce e sterili battibecchi, sono arrivati col tempo anche veri commenti di natura musicale e televisiva.

TV: Matteo Beccucci da XFactor 2009

Fra tutti i concorrenti in gara, sin dall’inizio ero stato colpito dai giovani Ambra Marie e Daniele, dal gruppo The bastard sons of Dionison e specialmente da Matteo. Arrivati all’ultima puntata di “XFactor” edizione 2009, purtroppo i primi due sono stati eliminati (la prima troppo presto, l’altro ingiustamente in semifinale) e i restanti dovranno vedersela in finale con Juri. E sono qui oggi proprio a perorare la causa di uno di loro, ovvero il mio bravissimo omonimo livornese. Una voce straordinaria ed eclettica, diretta, “piena” e potente, capace di un’intonazione ai limiti della perfezione e di raggiungere note altissime, tenute senza nessun tentennamento e alcuna imprecisione, in un crescendo emozionante e intenso. Se scrivo oggi di “XFactor”, senza aspettare di conoscere il risultato della gara che si svolgerà fra poche ore, infatti, è proprio per invitare chiunque segua la trasmissione e si trovi a leggere questo post a votare questa sera per Matteo Beccucci. Se non lo hai ancora mai visto all’opera, fra le sue tante esibizioni ho deciso di selezionare e inserire di seguito la sua splendida interpretazione di “Eye in the sky” degli Alan Parson Project. Guardala… anzi… ascoltala e capirai perché stasera, per la prima volta nella mia “vita di telespettatore”, mi farò “incastrare” dal meccanismo del televoto e supporterò questo talentuoso artista. Magari non sarà lui a vincere, anche se è il più bravo… in fondo anche i Bastards sono forti ed hanno decisamente molto appeal sul pubblico giovane, mentre Yuri sembra decisamente molto più “collocabile” e redditizio dal punto di vista discografico / aziendale… ma il “caso Ferreri” dimostra che alla fine sono le qualità individuali a contare davvero e che non è necessario vincere “XFactor” per sfruttarlo come “trampolino di lancio” verso un futuro musicale brillante.

domenica 5 aprile 2009

Toshiba Regza 32 pollici? Si, grazie!

Erano parecchi mesi che meditavo l’acquisto di una televisione seria, che fosse all’altezza degli ultimi sviluppi della tecnologia. Negli ultimi anni, infatti, mi ero accontentato di un televisorino davvero "basic", per seguire qualche trasmissione e un po’ di sport in chiaro, ma mi ero specialmente affidato allo schermo del mio computer portatile, per consumare a ritmi serrati centinaia di film e decine di serie televisive in formato digitale.

Per un bel po’ di tempo mi è anche andata bene così. Mi sembrava già un miracolo il salto quantico dallo squallore dell’abituale programmazione TV, alla possibilità di poter sempre scegliere cosa vedere e quando vederlo, potendo attingere a qualsiasi tipo di contenuto video sia mai stato realizzato e condiviso. Inoltre “domanda & offerta” faticavano ad incontrarsi. Volendo “cambiare prospettiva”, infatti, di certo non mi interessavano televisori “old school” con tubo catodico, ma ho da subito puntato i più recenti modelli a schermo piatto. Come tecnologia ormai è diventata davvero “a portata di mano”, rispetto ai prezzi da capogiro di qualche anno fa, ma gli schermi che potevano essere di mio gusto costavano troppo o avevano specifiche tecniche non soddisfacenti, con “offerte speciali” che con un prezzo leggermente inferiore alla media in realtà mascheravano mancanze e “povertà” tecnologiche non accettabili. Ma ero fiducioso, perché notavo che da un po’ il rapporto fra prezzo e caratteristiche stava iniziando ad equilibrarsi, almeno secondo i miei desideri.

Hi-tech: Toshiba Regza LCD

E Martedì scorso la bilancia si è messa in pari. Insieme a Alessio, Marcello e Marco, infatti, mi sono recato in un centro commerciale specializzato in tecnologia e mi sono accaparrato uno splendido schermo piatto “a prezzo di costo”: un Toshiba modello Regza LCD a 32 pollici, HD ready, contrasto 18.000:1, risoluzione 1366 x 768 e un design moderno ed elegante. Dopo circa una settimana di utilizzo… costante e frenetico… devo dire che sono davvero soddisfatto!

L’impatto globale è ottimo. La visione su 32 pollici è un’esperienza splendida, grazie a cui si riescono a cogliere in maniera ben definita particolari e sfumature finora impensabili, rendendo ancora più appassionanti le scene spettacolari. La resa dei colori è perfetta. Anche i neri sono molto nitidi. Solo in scene quasi totalmente “oscure” si nota ogni tanto qualche tono “fuori posto”, ma probabilmente mi basterà settare meglio il bilanciamento del colore per ottenere un risultato perfetto. L’audio è all’altezza della situazione, con un effetto stereo dolby surround davvero impressionante. Il sistema di ricezione digitale terrestre è integrato, consentendo l’accesso a molti nuovi canali gratuiti, ma specialmente la ricezione del segnale delle emittenti nazionali in maniera molto più godibile. Davvero utile la funzione attraverso cui la visualizzazione dei programmi si adatta automaticamente al formato originale in cui vengono trasmessi, passando allo spettacolare widescreen non appena ce n’è la possibilità. Ma si può sempre modificare la visualizzazione a proprio piacimento, allargandola o ritagliandola, volendo anche “deformandola”, sino a portarla a tutto schermo.

Naturalmente ho sperimentato questa mia nuova “finestra sul mondo” anche vedendo alcuni DVD in cui l’aspetto visivo è fondamentale e molto particolare (per la cronaca, “L’incredibile Hulk”, “The Cell” e “Sin City”). Anche questo test è stato superato a pieni voti. La resa dei film da DVD è “pulita” ed affascinante sotto tutti i punti di vista, con figure sempre nitide e definite, colori vivi e brillanti, neri impeccabili, che rendono la visione un vero e proprio “spettacolo casalingo”.

Sarà l’effetto novità… sarà che quando guardo la nuova televisione vicino alla vecchia, mi sembrano quasi una mamma a spasso mano nella mano con la figlia… sarà che televisione mi concede piacevoli ore di svago… ma penso proprio di aver azzeccato la scelta! Dunque… ora è proprio arrivato il momento di salutarti… vado a vedere un po’ di TV… :-)

sabato 28 marzo 2009

Come fare il nodo alla cravatta

Ieri sono andato alla laurea di una persona speciale, che è andata davvero alla grande (complimenti!). Oltre all'ansia generata dall'attesa ed al batticuore per la discussione della sua tesi, prima di recarmi in facoltà ho dovuto affrontare un altro ostacolo... fare il nodo alla cravatta! Ho indossato questo elegante strumento di tortura davvero poche volte in vita mia e finora avevo sempre chiesto il supporto di qualcuno più esperto di me (e ci vuole pochissimo) per espletare le pratiche di assemblaggio dello strano oggetto. Sono anche arrivato a "riciclare" più di una volta lo stesso nodo, avendo l'accortezza di non disfarlo totalmente e di sfilare con attenzione la cravatta al momento di "tornare in borghese", per poi utilizzarla la volta successiva già pronta all'uso. Questa volta, però, ho dimenticato "questo piccolo particolare" e mi sono trovato con una bella cravatta inutilizzabile in valigia. Ma nel momento in cui me ne sono reso conto, sono riuscito a non disperarmi perchè sapevo di avere un'ultima spiaggia. Perchè sapevo che sicuramente su YouTube avrei trovato un video capace di insegnarmi alla svelta come salvare la situazione. E così è stato. Dopo decine e decine di tentativi a dir poco fallimentari, sono riuscito a compiere l'impresa con un discreto risultato, ma proprio "last minute", giusto cinque minuti prima di dover uscire da casa per non fare tardi, e solo grazie al seguente video messo on line sul canale Reloaded192. Ho pensato di condividerlo e farlo circolare per quanto possibile anche grazie a questo post, perchè è talmente chiaro ed immediato da poter essere d'aiuto a chiunque non appartenga al "popolo di quelli con la cravatta", ma abbia la necessità di entrare a farne parte per qualche occasione speciale e non sa proprio da dove partire.



PS: quasi al termine del pranzo, la cravatta ha fatto una brutta fine, macchiandosi (irreparabilmente?) di crema e cioccolato caldo...

domenica 22 marzo 2009

I watched the “Watchmen” (movie)

Un paio di giorni fa sono andato al cinema insieme ad Anna e Veronique per vedere il film di “Watchmen”.

Ma credo sia il caso di fare subito un passo indietro, premettendo che la lettura del fumetto originale è stato per me un momento molto importante, che in qualche maniera ha caratterizzato tutta la mia vita. Ero uno studente ai primi anni del liceo quando ho ammirato per la prima volta il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. L’avevo scoperto per caso sulle pagine degli allegati a “Corto Maltese”, attendendo con ansia che passassero trenta giorni per leggere il capitolo successivo e percependo immediatamente l’opera come qualcosa di diverso, innovativo, unico. Anche se l’impatto iniziale era ancora epidermico ed a un primo livello di lettura. Poi nel corso degli anni, specialmente da quando il capolavoro è stato raccolto in volume, ho riletto il blocco completo di storie quasi una volta all’anno, studiandolo attentamente e scoprendone ogni volta delle sfumature nuove.

Fumetti: Watchmen

L’opera viene spesso considerata come il fumetto di super-eroi “revisionista” per antonomasia, quello che ha traghettato il mondo degli eroi “puri”, senza paura e senza macchia, verso un’era più buia e realistica, ma è anche qualcosa di più. Di certo non sono il primo a farlo, né sarò l’ultimo, ma a distanza di tutto questo tempo ed alla luce di tante letture approfondite, mi sento di ribadire che probabilmente “Watchmen” è il fumetto più importante di tutti i tempi, è l’esempio massimo di arte sequenziale, è l’opera in cui vengono sfruttate al massimo tutte le potenzialità e peculiarità del media fumetto. La storia è splendida, i dialoghi eccezionali, i disegni sono impeccabili e sempre capaci di raccontare alla perfezione per immagini. Ma è anche la struttura della narrazione ad essere incredibile. La grandezza del lavoro non sta “solo” nella storia che viene raccontata, ma anche nel “come” ciò viene fatto. “Watchmen” è un perfetto meccanismo ad orologeria, in cui tutti gli ingranaggi si incastrano senza possibilità di errore, grazie ad una sceneggiatura incredibilmente bella ed alle scelte variegate nella strutturazione delle pagine, che si forma e deforma in maniera funzionale al ritmo del racconto. La scansione in vignette, infatti, vive e si modula in base alle necessità del momento, con piani narrativi paralleli che si intersecano e si completano a vicenda. Così testi e disegni riescono a compenetrarsi, diventando un tutt’uno e dando vita ad un mondo a parte, una realtà coerente e perfettamente bilanciata. Il risultato è un lavoro immenso e curato nei minimi particolari, che dimostra, codifica e insegna cosa è possibile fare attraverso un linguaggio così complesso, affascinante e completo come il fumetto.

Tutto ciò premesso, probabilmente mi sono avvicinato all’adattamento cinematografico dell’opera con grandi aspettative, ma anche con una sostanziale tranquillità e serenità di fondo. Già sapevo che sarebbe stato impossibile per chiunque riproporre sul grande schermo la ricchezza e le peculiarità di un lavoro così complesso e così ancorato al mezzo di comunicazione per il quale è stato creato. Ma la presenza di Zack Snider alla regia, dopo l’ottima prova offerta sull’adattamento della graphic novel “300” di Frank Miller, mi ha fatto immediatamente pensare che l’impresa di portare “Watchmen” sul grande schermo non sarebbe riuscita a nessuno meglio che a lui. Ed all’uscita dalla sala cinematografica a visione avvenuta, sono state confermate quelle che prima potevano essere solo sensazioni. Il film, infatti, si è rivelato un prodotto discreto, in cui il paragone con l’opera originale a fumetti da cui è tratto è improponibile, ma probabilmente nessuno sarebbe riuscito ad adattarla meglio per il cinema.

Film: Watchmen

La storia ripropone fedelmente la trama principale del fumetto, scavando nella vita di alcuni ex super-vigilanti e di come la loro esistenza condizioni il percorso dell’umanità intera. Il racconto è ambientato all’inizio degli anni ’80 e si apre con il brutale assassinio del peggiore fra gli “eroi”, il sadico e violento Comico, per poi seguire le indagini dei suoi vecchi “compagni d’avventura”, alla riscoperta dei segreti nascosti nel loro passato ed alla scoperta della cospirazione che sta dietro alla sua morte, che si rivelerà essere solo il primo tassello di un mosaico molto più vasto e che sembra preludere agghiaccianti scenari futuri. L’assoluto rispetto della storia originale e dei suoi indimenticabili dialoghi è uno degli aspetti positivi del film, ma non è il solo. La pellicola parte decisamente bene e, dopo il violento scontro corpo a corpo nella dinamica scena d’apertura, trovano spazio gli ottimi titoli di testa, un esperimento visivo tecnicamente interessante in cui, attraverso una serie di “istantanee animate”, viene introdotta la storia della prima generazione di “controllori”: un coacervo di tizi scanzonati e dai costumi sgargianti, che affrontano il crimine con una certa spensieratezza e semplicità, diventando quasi delle stelle dello spettacolo rincorse dai paparazzi più che dei paladini della giustizia. La colonna sonora è ideale per riportarci nel periodo in cui è ambientata la storia e di volta in volta vengono scelti dei brani indimenticabili, capaci di “raccontare in musica” ciò che succede sullo schermo o “spezzare” con sottile ironia rispetto alla scene mostrate. Gli effetti speciali sono perfetti, riuscendo a rendere visivamente credibili ed affascinanti le scene ambientate su Marte, i poteri del Dottor Manhattan o le evoluzioni aeree di Archimede, il mezzo di trasporto volante del Gufo. Ma servono anche a rendere più truculente e incisive le punizioni inflitte dai vigilanti ai loro nemici, mostrate in tutta la loro “brutalità splatter”, senza diventare “protagonisti” della scena, ma anzi asservendosi in maniera funzionale allo sviluppo della trama. Il montaggio è cinetico e le inquadrature riprendono pedissequamente quelle del fumetto, con un ottimo lavoro di adattamento al diverso strumento mediatico. Anche l’effetto rallenty, vera e propria “cifra stilistica” del regista, viene usato con sapienza e senza stucchevoli esagerazioni.

Film: Rorschach da Watchmen

Gli attori non sono (ancora) stelle di primo piano della “fabbrica dei sogni”, ma tutti svolgono il loro compito in maniera egregia e, al di là delle studiate somiglianze fisiche, interpretano i rispettivi personaggi con estrema fedeltà ai caratteri del modello originale di riferimento. Specialmente il Rorschach, “voce narrante” della vicenda, che forse non può considerarsi il vero protagonista della storia, vista la sua naturale coralità, ma che di certo è il mio preferito. La realizzazione delle “macchie mobili” sul suo volto è ottima, così come è impeccabile la sua caratterizzazione. Forse solo la voce non è perfetta. Sia nella versione originale del film, sia nella sua edizione italiana, infatti, è stata scelta una voce roca e “cavernosa”, ma non fino al punto giusto. Ma probabilmente in questo mio giudizio sono condizionato dall’aver ascoltato la lettura del primo monologo di Rorschach realizzata proprio da Alan Moore in prima persona, che ti propongo qui di seguito: la voce del più “follemente lucido” fra i Watchmen me l’ero sempre immaginata così… un suono gutturale e profondo, quasi privo di emozioni oltre alla rabbia ed al disgusto, che fa scorrere immediatamente sulla mia pelle un brivido di angoscia mista a sconforto…



Sottolineando nuovamente che sarebbe stato difficile realizzare un migliore adattamento di “Watchmen” per il cinema, però, devo anche segnalare che a mio modo di vedere il film cade nella rappresentazione di uno degli aspetti fondamentali dell’opera originale, quello dell’atmosfera. Il film, infatti, risulta essere troppo “pulito”. Intendiamoci, la storia raccontata è di per sé “pesante”, piena di violenza, brutalità ed elementi catastrofici. Ma il fumetto è decisamente più “sporco” e leggendolo lo si percepisce anche a livello fisico. E’ come se tutte le pagine di “Watchmen”… ogni sequenza, ciascuna singola vignetta… siano ripassate da una patina di grasso, che rende le dita appiccicaticce, che annebbia lo sguardo, che disturba l’olfatto. La graphic novel di Moore e Gibbons trasuda ansia, disperazione e paura, emette un’aurea di angoscia e paranoia costanti, legata al periodo storico in cui la storia è stata concepita ed ambientata. Un momento in cui la guerra nucleare e l’inverno radioattivo erano LA paura per antonomasia. Anni in cui si viveva nella consapevolezza che la nostra civiltà si sarebbe potuta estinguere da un momento all’altro, con la pressione di un dito su un singolo bottone pronto a lanciare centinaia di testate nucleari oltre la cortina di ferro, senza possibilità di riscatto e redenzione per il genere umano e la sua ansia di autodistruzione. La costante paura della fine, insomma, non è solo il contesto in cui si svolgono le azioni dei protagonisti, ma è la loro causa scatenante e il fertile terreno in cui crescono le ansie di intere generazioni. Un elemento fondamentale, su cui l’opera getta le sue stesse basi e che finisce per “corroderne” le fondamenta, sino a diventare elemento pulsante nelle sue stesse vene ed a crearne l’atmosfera finale. Questo fattore, purtroppo, non traspare affatto dalla pellicola, in cui più che essere trattato come elemento “di fondo”, diventa quasi un impercettibile “sottofondo”, non riuscendo a coglierne e mostrarne l’importanza. Sebbene il gusto “retrò” e la cura dei dettagli nella scelta di ambientazioni e abbigliamento ci trasportino visivamente nel periodo più caldo della “guerra fredda”, purtroppo ci riescono solo a un livello immediato e non bastano affatto per catturarne l’essenza, compito che sarebbe spettato ad altri aspetti della pellicola. Forse scelte diverse di fotografia avrebbero potuto aiutare a “sporcare” il tutto, ma la stessa struttura del movie avrebbe dovuto essere modificata per lasciare più spazio a questo elemento.

Se il fumetto di “Watchmen” è un capolavoro assoluto, dunque, il film si ritrova purtroppo privo di un pezzo fondamentale della sua “anima”, ma si dimostra comunque una pellicola discreta e affascinante, probabilmente da riconsiderare anche quando sarà disponibile la sua “extended cut”, il montaggio originale e integrale del film, che dovrebbe durare circa quattro ore, contro le due ore e trenta della versione distribuita in sala. Magari questa versione “extra long” ci riserverà qualche altra bella sorpresa…

domenica 15 febbraio 2009

Il “Panini Comics Impact” a Modena

Sabato 7 Febbraio ho avuto l’opportunità di partecipare ad un evento per me molto importante, il “Panini Comics Impact 2009”. Di cosa si tratta? In estrema sintesi, lo staff di Panini Comics e Planet Manga, in compagnia di qualche disegnatore italiano che la lavora per la MARVEL, si è sparpagliato in giro per l’Italia ed ha incontrato gli appassionati di fumetti nei comics-shop di undici città italiane, per presentare le novità più interessanti del nostro piano editoriale, partendo dal nuovo e sensazionale cross-over “Secret Invasion”, per poi spaziare in tutta la nostra programmazione americana (Marvel, ma non solo), giapponese e italiana.

Eventi - Panini Comics Impact

La precedente edizione di questo evento era stata realizzata circa dieci anni fa, quando Panini Comics era ancora Marvel Italia, ed ero presente anche durante quell’ultima “tappa romana” del “Marvel Impact”. Ma ai tempi ero ancora un super-nerd-fanzinaro e mi trovavo “dall’altra parte della barricata”, ovvero in mezzo ai tanti appassionati accorsi per bersagliare Francesco Meo e Giorgio Lavagna di domande e curiosità. Dunque penso siano facilmente intuibili la soddisfazione e l’orgoglio con cui mi sono recato nel negozio specializzato “Modena Fumetto”, questa volta non più in veste di fan (categoria nella quale, comunque, sento ancora di riconoscermi fortemente), ma indossando i panni di “rappresentante ufficiale della Panini”. Ho affiancato in questa belle esperienza i colleghi Simon Bisi, editor principale dei tanti “progetti speciali” della nostra casa editrice, ed Elena Zanzi, fra le più grandi esperte di manga nel nostro paese. Ed è stata davvero una bella esperienza. Con indosso la mia “divisa” (la nuova t-shirt "a tema invasione" distribuita da PAN) e dopo aver allestito la nostra “postazione multimediale” (con rotazione di immagini e video, anche il promo ufficiale di “Secret Invasion” che trovi più in basso) ho preso ad attendere che arrivassero i fan e l’iniziale dubbio (paura?) sulla buona riuscita dell’evento è stato velocemente sostituito dalla gioia nel constatare che… per fortuna... qualcuno stava arrivando sul serio!

Fumetti - Secret Invasion

Attorno alle 16:30, dunque, è iniziato un lungo incontro con gli altri appassionati, che è terminato poco dopo le 19:00 e che si è svolto in maniera decisamente anticonvenzionale: non una meccanica esposizione delle news, ma un continuo e lungo dibattito con gli intervenuti, rispondendo alle loro domande e discutendo della nostra comune passione. Più di due ore e mezza di chiacchiere ininterrotte, un prezioso momento di confronto e scambio di opinioni, da cui sono uscito praticamente senza voce, ma decisamente soddisfatto. Quale altra sensazione, infatti, avrebbe potuto lasciarmi un così bel pomeriggio, passato a disquisire così amichevolmente di Skrull, continuity, ristampe, autori, novità e progetti editoriali? Scrivo questo post, infatti, essenzialmente per ringraziare tutti i lettori che hanno deciso di partecipare all’Impact nelle varie città italiane (sembra proprio che sia andato bene ovunque), ma specialmente gli amici che sono venuti a trovarmi a Modena. Per me è stato davvero un piacere ed un onore avere la possibilità di confrontarmi con voi e questo evento per me si è presto trasformato in un momento di vero arricchimento, sia a livello professionale che umano. Mi ha suggerito qualche buona idea, che ho puntualmente proposto durante la successiva riunione editoriale (incrociamo le dita!), e mi ha fatto “ricaricare le batteria”, toccando con mano quanto il frutto del nostro duro lavoro quotidiano sia apprezzato e amato. Talvolta anche criticato, ma in maniera sempre rispettosa e positiva, per aiutarci a fare sempre di più e sempre di meglio. Un grandissimo “abbraccio virtuale”, dunque, a tutti i ragazzi modenesi e bolognesi che hanno fatto di questo primo “Panini Comics Impact” un momento fondamentale nella mia crescita personale e lavorativa. Se l’anno prossimo, come già si vocifera, l’evento verrà rinnovato, facendo tesoro anche degli “errori” commessi nella gestione di questo anno, spero proprio di esserci ancora.

martedì 27 gennaio 2009

Giant-size Whedon e Cassaday

Esistono storie a fumetti davvero speciali, che non mi stancherò mai di leggere. Oggi ho deciso di presentarne una molto recente, che entra di diritto nell’Olimpo delle mie favorite, perché mi ha decisamente lasciato un segno. Quarantotto pagine di arte sequenziale ad altissimo livello, degno compimento di un’intera saga davvero intensa, resa indimenticabile proprio della sua conclusione.

Fumetti - Astonishing X-Men by Whedon & Cassaday

Sin da quando Joss Whedon e John Cassaday hanno iniziato a realizzare la serie “Astonishing X-Men” per la MARVEL, la collana mutante è diventata una delle mie letture favorite, uno di quei pochi fumetti che leggo immediatamente non appena ne ho la possibilità. Ho da sempre apprezzato i disegni di Cassaday, dalla mini di “Union Jack” allo strabiliante “Planetary”, adorando il suo tratto elegante e raffinato, capace di raccontare per immagini qualsiasi scena, in maniera unica e assolutamente personale. Whedon, invece, ho già avuto modo di dire che lo reputo un genio sin da tempi della serie TV di “Buffy the Vampire Slayer”, per cui ha scritto e diretto alcuni fra i più innovativi momenti del mondo dell’intrattenimento visivo. E il quadro si completa dicendo che fra i miei primi amori fumettistici ci sono gli “Uncanny X-Men” di Chris Claremont & John Byrne, glorioso periodo a cui “Astonishing X-Men” fa chiaramente e continuamente riferimento. Tutta la saga si rivela avvincente ed emozionante, mostrandoci un’interpretazione dei personaggi moderna e accattivante, pur nel rispetto delle loro origini e della loro evoluzione. Whedon scava a fondo nella loro storia e nelle loro personalità, “strizzando l’occhio” ai fan con gustose citazioni, ma senza compromettere la freschezza e la leggibilità delle avventure. Cassaday lo accompagna con vignette, inquadrature e tavole che esaltano sia le scene d’azione che le fondamentali scene di dialogo e interazione fra i personaggi, dipingendo in maniera quasi palpabile sui loro volti qualsiasi genere di sensazione ed emozione.

Fumetti - Astonishing X-Men by Whedon & Cassaday

La conclusione della gestione Whedon & Cassaday nello speciale “Giant-size Astonishing X-Men” # 1 è il degno epilogo del loro memorabile ciclo, chiudendo in bellezza l’avventura con questo piccolo capolavoro intitolato “Gone”, pubblicato a Gennaio in Italia su “X-Men Deluxe” # 165 (e se lo hai perso, trova alla svelta un amico che te lo presti o vallo a cercare in fumetteria!). La portata della minaccia al centro della storia è tale da coinvolgere i più importanti eroi del Marvel Universe e dunque permette a Cassaday di confrontarsi con le principali icone della “Casa delle Idee”. L’artist è capace di coglierne subito l’essenza, mentre Whedon li tratteggia alla perfezione con poche battute. Una storia non banale, con un finale a sorpresa e pervaso da una grande carica lirica, specialmente nelle pagine conclusive. Whedon , infine, si dimostra un grande conoscitore dell’affresco narrativo Marvel e specialmente si conferma un incredibile sceneggiatore. Con poche parole, infatti, l’autore riesce a descrivere ben due capisaldi, che sarebbe difficile sintetizzare in maniera più convincente.

Vuoi sapere davvero chi è Spider-Man e quale è il suo rapporto con New York? Basta leggere le prime didascalie della storia…
“Non posso dire “Io amo New York”.
I turisti possono amare New York. Io, che ci sono cresciuto? Che ci ho vissuto tutta la vita, che mi sono arrampicato su tutte le sue pietre e mi sono lanciato da tutti i suoi tetti? Io sono New York.
E’ dentro di me. Nel mio sangue. Come una malattia, ma una malattia buona, come… un tumore benigno.
Sì, è evidente che non sono stato morso da un poeta radioattivo, ma avete capito cosa intendo.”

O sei forse curioso di sapere come sono connessi fra loro gli eroi del Marvel Universe?
“Quando si è parte di un sistema più grande… quando si è coinvolti…
…si capisce quando sta succedendo qualcosa.”

Ma questo è nulla a confronto del finale. Un piccolo gioiello, poetico ed emozionante, la cui lettura ogni volta mi tocca profondamente. Uno splendido arrivederci da parte di Joss Whedon, che personalmente ringrazio per tutto ciò che è capace di darci: momenti in cui la mente riesce a rendere comprensibili e razionali attraverso la parola scritta quelle tensioni, ansie e paure che costituiscono il mistero e al tempo stesso la scintilla vitale dell’essere umano…
“Tutto è così fragile.
C’è tanto conflitto. Tanto dolore.
Si continua ad aspettare che la polvere si depositi e poi ci si rende conto di questo:
la polvere è la tua vita che va avanti.
Se arriva la felicità, quella strana, insostenibile letizia che è la vera felicità…
bisogna afferrarla finché è possibile.
Bisogna prendere quel che si può.
Perché resta un attimo e poi…
scompare.”

martedì 16 dicembre 2008

10 anni di Poseidon

Mi è sempre piaciuto scrivere racconti. Ricordo che da piccolo avevo riempito alcune vecchie agende inutilizzate con decine di storie di fantascienza, tutte ambientate in uno stesso universo futuristico in rovina, che aveva come protagonisti un manipolo di sopravvissuti in lotta contro un esercito di macchine umanoidi e contro difficili condizioni ambientali. Un mondo immaginario che derivava direttamente dalle mie prime passioni cinematografiche e letterarie, grazie a cui ho esplorato per la prima volta il piacere dell’immaginazione espressa attraverso la parola scritta, prima ancora che nascesse la voglia di comunicare all’esterno. Quelle avventure, infatti, non sono mai state lette da nessun altro, ma essenzialmente per me era importante scriverle per esprimermi e incanalare le mie idee in una direzione e una forma ben precise. Perché quei pensieri non finissero nel nulla, ma venissero impressi su carta e conservati.

Fumetti: Poseidon by Antonio Conversano
Nel corso del tempo la mia passione per la scrittura ha naturalmente incrociato il suo cammino con quella per i fumetti, portandomi a scrivere numerose sceneggiature destinate all’arte sequenziale. Inizialmente ho riversato nella mia fanzine Amazing Comics tutto il mio amore per i comics statunitensi ed i suoi mondi super-eroistici, dando vita ad un piccolo universo ricco di personaggi e suggestioni diverse, che presto mi divertirò ad illustrare meglio. Poi ho pensato di dedicarmi a storie brevi ed autoconclusive fantascientifiche, che sono state pubblicate per anni su numerose fanzine e riviste specializzate di tutta Italia. Ed ho sempre avuto la fortuna di collaborare con tanti giovani disegnatori di grande talento, alcuni dei quali sono oggi affermati professionisti del settore, che mi hanno aiutato a migliorare e ad affinare la mia tecnica, oltre ad arricchirmi a livello umano.

Nel 1998 ho deciso di provare qualcosa di diverso. Al di là del piacere di scrivere e raccontare di universi fantastici, ho capito che attraverso i fumetti avrei potuto provare a dire qualcosa di più, che le sceneggiature mi avrebbero dato la possibilità di raccontare qualcosa del mondo, quello mio interiore e quello che mi ruotava intorno. Grazie al supporto del grande Antonio Conversano, uno dei disegnatori più bravi con cui ho avuto l’onore di collaborare, ho dato vita a Poseidon. Un personaggio oscuro e decadente, che ho provato ad usare come “lente deformante” per parlare dei grandi problemi legati alle tematiche ambientali e sociali che mi stavano (e mi stanno ancora) particolarmente a cuore. Un “eroe” che decidesse di ergersi contro lo sfruttamento indiscriminato del pianeta e il disprezzo per la vita in tutte le sue forme. Un protagonista inconsapevole, che per lo più si è trovato ad essere al tempo stesso prima spettatore impotente della crudeltà umana e poi impietoso “deus ex machina” della situazione.

Fumetti: Poseidon by Renato Stevanato

Nel 2008 Poseidon ha compiuto 10 anni. La sua prima storia, infatti, è stata pubblicata nel Novembre del 1998 sulle pagine di “Amazing Comics” # 16 ed è stata casualmente ristampata nel Novembre del 2008 sul primo “Fatece Largo Annual” curato dall’amico Baldo Di Stefano. Davvero una bella coincidenza, ideale per festeggiare questo prestigioso anniversario. A dirla tutta, nel corso di questo decennio la produzione di storie è stata davvero minima, visti i tanti impegni di tutti gli autori e la necessità di dedicarsi a questo progetto solo nel tempo libero. Ma ogni episodio è stato per me fonte di grandi soddisfazioni e mi ha permesso di creare un’alchimia sempre speciale con i disegnatori che hanno affiancato Tonino: Oscar Celestini, Renato Stevanato, Massimo Spinelli e Marco Stefanni. Da ciascuno di loro ho imparato qualcosa e tutti loro hanno contribuito alla piccola storia del progetto. Personalmente spero anche che tutte le storie abbiano in qualche maniera interessato chiunque le abbia lette, sulle pagine delle fanzine o sul sito ufficiale. E per festeggiare ulteriormente il suo decimo compleanno, ho pensato di mettere on line tutti gli episodi in una versione in formato “.cbr”, leggibile attraverso il comodo Comic Book Reader, che potete scaricare gratuitamente, legalmente e velocemente dai link seguenti…

# 1
Io sono Poseidon (disegni di Antonio Conversano)
# 2
Armonia (disegni di Antonio Conversano)
# 3
Villaggio globale (disegni di Antonio Conversano)
# 4
Le onde del destino (disegni di Antonio Conversano)
# 5
Pollice verso (disegni di Oscar Celestini)
# 6
La città sommersa (disegni di Renato Stevanato)
# 7
Il mostro (disegni di Massimo Spinelli)
# 8
Primo sangue (parte 1) : Una storia vera (disegni di Marco Stefanni)

Fumetti: Poseidon by Federico Distefano

Questo 2008 che sta per chiudersi, però, non vuole essere solo il momento giusto per festeggiare i primi dieci anni di Poseidon, ma coincide anche con la voglia di “rilanciare” la serie. Nel corso dell’anno prossimo, infatti, vorrei tornare a dedicarmi alla sceneggiatura, per completare le ultime due parti della trilogia “Primo sangue” e dell’ultima puntata della “prima stagione”. Per poi magari iniziare anche a tessere le trame per una “seconda stagione” che ho già in mente da molto tempo e in cui vorrei approfondire le figure dei comprimari introdotti finora. Sempre che i disegnatori abbiano ancora la pazienza di aspettarmi… :-)

 

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